Novembre 2023, Formiche,

La storia ha ripreso a correre lungo binari imprevedibili e gli anni ’20 del secondo millennio sono già connotati da due conflitti che rischiano di ridisegnare in profondità il sistema delle relazioni internazionali.

L’invasione russa dell’Ucraina e il conflitto esploso da pochi giorni in seguito al brutale omicidio di massa perpetrato da Hamas nel sud di Israele, hanno già oggi provocato un profondo impatto nel Mediterraneo e soprattutto stanno ridisegnando quell’articolato sistema di connessioni politiche, economiche e militari all’interno della più ampia area dell’Indo-Mediterraneo.

Il sempre più chiaro confronto fra “autocrazie” e “democrazie” ridefinisce le tradizionali reti geopolitiche creando “crisi”, ma anche “opportunità.

Russia, Iran e China, condividono sempre più interessi comuni con un obiettivo chiaro: “riscrivere la storia” e proporre un modello alternativo alle democrazie liberali. I conflitti in corso puntano a negare il diritto ad esistere di Ucraina ed Israele e la Cina rappresenta lo sbocco economico dei due paesi con più sanzioni della storia: La Russia e l’Iran.

La cosiddetta Nuova Via della Seta, molto indebolita nel suo terzo Forum di ottobre del 2023 con un record negativo di partecipazioni, ha perso appeal travolta dalle troppe “trappole del debito” e dall’essere sempre più percepita come un tool per esportare il modello autoritario di Pechino nel mondo.

All’incrocio fra le due grandi macro aree dell’Indo-Pacifico e dell’Indo-Mediterraneo si sta però facendo strada una nuova e grande opportunità per tutto l’occidente: il nuovo posizionamento geopolitico e geo-strategico dell’India e il progetto IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), lanciato poche settimane fa in occasione dell’ultimo G-20 a Nuova Delhi, che potrà diventare in breve tempo un asse portante per integrare le economie del Mediterraneo e dell’Indo-Pacifico lungo un percorso marittimo e ferroviario fra India, Emirati, Arabia Saudita, Israele e Mediterraneo.

L’India ha svolto negli ultimi vent’anni una marcia inarrestabile di avvicinamento strategico all’Occidente e non c’è oggi alcun dossier nel quale non siano evidenti i vantaggi di un’alleanza globale con l’India: sicurezza internazionale; contenimento della politica autoritaria ed espansiva di Pechino; de-risking dalla Cina e costruzione di nuove catene di approvvigionamento stabili e sicure; ulteriore integrazione fra le rispettive economie; globalizzazione dei diritti; tutela delle democrazie dell’Indo-Pacifico; nuove politiche nei confronti del Sud Globale. L’India può rappresentare sempre più un nuovo e solido pilastro sul quale l’occidente può poggiare le proprie strategie di lungo periodo in una crescente integrazione fra la sfera transatlantica, quella indo-mediterranea e quella dell’indo-pacifico. In più, l’India può essere il partner ideale per costruire una nuova stagione di cooperazione congiunta euro-indiana in Africa e in generale nel sud globale.

Se poi osserviamo la molteplicità delle nuove “reti” che legano l’India con i paesi del G-7, ci possiamo facilmente rendere conto dei grandi interessi comuni che legano l’Europa alla democrazia indiana: il QUAD-Quadrilateral Security Dialogue fra India, Giappone, Australia e Stati Uniti, che sta assumendo sempre più il profilo di un’organizzazione regionale per la sicurezza dell’area dell’Indo-Pacifico; la Supply Chain Resilience Initiative fra India, Giappone e Australia, per costruire sicure catene di approvvigionamento sulle tecnologie più strategiche; l’Indo Pacific Ocean Initiative, promossa da Modi per contrastare la Via della Seta Marittima di Pechino; l’Asia-Africa Growth Corridor, il progetto di India e Giappone per costruire un’alternativa più sostenibile alla cooperazione allo sviluppo con il continente africano; l’India-Africa Defense Dialogue, promosso da Delhi con oltre 25 paesi africani in diretta competizione con la crescente penetrazione di Russia e Cina nel continente africano.

Sono maturi dunque i tempi per una scelta coraggiosa dell’Occidente: l’allargamento del G-7 all’India, facendo nascere un nuovo G-8 fra le grandi economie del pianeta che condividono i fondamentali valori di libertà e democrazia. Lo aveva già compreso Mario Draghi quando, in occasione del G-20 di Roma del 2021, inaugurò una nuova stagione di relazioni bilaterali fra Italia e India ed ora la premier Giorgia Meloni ha l’opportunità, con la presidenza italiana del prossimo G-7, di compiere un ulteriore e strategico passo proponendo di includere l’India nel club delle democrazie più avanzate del pianeta.

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