3 novembre 2023, La Repubblica,

Il nuovo conflitto in Medio Oriente sta rapidamente ridefinendo gli assi competitivi della geopolitica globale ben oltre il Mediterraneo e la penisola arabica, coinvolgendo anche attori storicamente estranei alle dinamiche conflittuali che hanno visto contrapporsi Israele e mondo arabo negli ultimi settant’anni.

E’ il caso di India e Cina che hanno confermato anche nella vicenda mediorientale la loro distanza strategica e la loro accresciuta competizione.

Poche ore dopo il pogrom del 7 ottobre nel Sud di Israele, l’India di Narendra Modi non ha esitato a posizionare il proprio paese a fianco del governo di Gerusalemme con una durissima condanna degli attacchi terroristici e con una netta posizione di vicinanza ad Israele.

La Cina di Xi-Jinping ha invece assunto una posizione fortemente filo-palestinese senza mai condannare gli attentati di Hamas (mai nominata un tutte le comunicazioni ufficiali di Pechino), ma rivolgendo generici appelli alla “tutela della popolazione civile di entrambe le parti coinvolte nel conflitto”, per poi attaccare duramente la reazione militari di Israele nelle striscia di Gaza e il ruolo degli Stati Uniti come partner politico e militare di una delle parti in conflitto . In più, come ha rilevato una lunga inchiesta del New York Times di qualche giorno fa, il governo cinese ha sdoganato un’infiammatoria retorica antisionismo e antisemita che in queste settimane è dilagata fra il web più controllato del pianeta e diversi organi di stampa controllati direttamente del regime di Pechino, dal China Daily al Global Times.

Il posizionamento opposto di India e Cina nel nuovo conflitto mediorientale merita dunque di essere analizzato a fondo perché condizionerà in modo significativo gli assi dell’accresciuta competizione globale.

La cornice del confronto globale fra “democrazie” e “autocrazie” è una chiave possibile di interpretazione, anche se non l’unica.  La Cina è oggi il principale alleato di Mosca e di Teheran: l’alleanza senza limiti annunciata da Xi e Putin poche ore prima l’invasione dell’Ucraina e mai smentita; la crescente cooperazione tecnologica, militare e di intelligence fra Russia e Cina; la provata ed efficace triangolazione fra Corea del Nord e Iran per armare Hezbollah ed Hamas e le oltre ottomila tonnellate di armamenti inviate alla Russia dalla Corea del Nord lungo la Transiberiana con il placet di Pechino; le massicce forniture di greggio fra Iran e Cina che rappresentano un ossigeno vitale ad un regime indebolito da decenni di sanzioni occidentali, sono i tanti tasselli che confermano un’asse sempre più solido fra i tre più rilevanti regimi autocratici… continua la lettura su La Repubblica

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