1 dicembre 2025, La Repubblica,

La guerra in Ucraina, il ruolo sempre più centrale dell’India, l’attenzione crescente su Taiwan e il peso degli Stati Uniti. Fa il tutto esaurito l’incontro di presentazione del libro “Il nuovo Grande Gioco” (edito da Solferino), dell’ex sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti, in dialogo al Circolo dei lettori con Paolo Gentiloni e il caporedattore degli Esteri de La Stampa Giordano Stabile.

Proprio con un applauso a sostegno del quotidiano torinese apre il dibattito, che spazierà poi dalla crisi in Medio Oriente alla politica estera di Trump e Putin. “Le tensioni del mondo ci entrano direttamente in casa” attacca Gentiloni. “La radicalizzazione viene dalla realtà dei social media. E può essere molto difficile da gestire” prosegue, commentando i fatti che hanno portato all’assalto alla sede di via Lugaro, da parte di un gruppo di manifestanti. “Nel mondo dei social non si compete su opinioni diverse, ma su diverse idee dei fatti stessi” argomenta ancora Gentiloni e non risparmia una stoccata nei confronti di Francesca Albanese. “Se la vicenda di Stampa è indubbiamente grave, altrettanto lo sono i commenti che sono venuti dopo, come quello dell’Albanese” dice. E si riferisce al fatto che la relatrice speciale delle Nazioni Unite, pur condannando l’assalto a La Stampa, ha auspicato che l’episodio potesse essere un “monito” per i giornalisti per “tornare a fare il proprio lavoro”. Su questo l’ex premier e ministro degli Esteri non ha dubbi: “Ci deve essere una condanna unanime di queste forme di violenza, che sono attacchi alla libertà di stampa stessa”. Sulla stessa linea, con toni anche più aspri nei confronti di Albanese, si pone Vernetti. “Non ha aiutato un dibattito civile. Deve decidere la separazione della sua carriera da portavoce delle Nazioni Unite e portavoce di Hamas.”

In prima fila ascoltano il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, insieme alla consigliera regionale Vittoria Nallo. In sala c’è anche l’ex assessore alla Sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta, Giampiero Leo, Lorenzo Pregliasco, Igor Boni, per citare solo alcuni.

“Oggi siamo qui a Torino, in una assemblea affollata, e ci chiediamo quale sia il ruolo dell’India in futuro. Perché?. È proprio questo il punto” dice ancora Gentiloni e invita a una riflessione globale. Così il “Grande Gioco” intreccia democrazie e autocrazie, lasciando aperti profondi interrogativi del nostro tempo. “L’Europa deve diventare adulta – chiosa Vernetti -. Che non vuol dire trasformarsi in “anti-americana” e rinnegare la sua storia. Ma l’ombelico del mondo si è spostato progressivamente verso Oriente e non è più possibile pensare a una politica estera che è tutto tranne che comune”. Tornando poi a Torino, l’ex sottosegretario degli Esteri individua con chiarezza due asset di sviluppo strategico: sistema universitario e start up.

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