5 giugno 2021, La Repubblica,

Sviatlana Tsikhanouskaya vive a Vilnius dal mese di agosto del 2020 quando, dopo avere vinto le elezioni in Bielorussia con oltre il 72% dei voti, è stata costretta alla fuga dal colpo di stato del dittatore Lukashenko. Il governo della Lituania le ha concesso lo status di “ospite speciale”; il parlamento ha votato una risoluzione unanime che la riconosce come “Presidente eletto” della Bielorussia. Negli ultimi giorni è stata ricevuta a Varsavia dal Presidente della Polonia Andrzej Duda e lo stesso giorno ha avuto un lungo incontro online con il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Divide le sue giornate fra incontri con la diaspora bielorussa e le cancelliere di tutta Europa. La incontriamo nel quartier generale delle forze democratiche bielorusse dove ci spiega perché “sia giunto il momento di compiere nuove scelte, compreso l’insediamento di un Governo in esilio”

Crede che il regime di Lukashenko sia una minaccia per la sicurezza europea?

Ho sempre pensato che fosse una minaccia per la sicurezza europea, anche prima del dirottamento del volo Ryanair e del rapimento di Roman Protasevich. Non sappiamo fin dove il regime possa spingersi ora in altri atti di terrorismo di stato. L’Europa e tutti i paesi democratici non possono più chiudere gli occhi di fronte ai crimini del regime.

Crede che Lukashenko possa cedere la sovranità della Bielorussa a Vladimir Putin in cambio della sua sopravvivenza politica?

Negli ultimi 26 anni abbiamo già subito un processo di forte integrazione politica ed economica con la Russia. Ma naturalmente Lukashenko è oggi sempre più isolato nel mondo ed ha un disperato bisogno di Vladimir Putin. Non credo però che al Cremlino convenga esacerbare ulteriormente la situazione. E comunque Lukashenko non ha alcuna autorità per siglare nuovi patti con la Russia non essendo il legittimo Presidente della Bielorussia.

Suo marito è in prigione esattamente da 1 anno e con lui altri 500 prigionieri politici. Quali sono le loro condizione di detenzione?

Mio marito (Siarhej Tikhanovsky ndr) è da oltre 8 mesi in isolamento totale, psicologicamente è distrutto, ma fisicamente credo stia ancora bene. Ma le condizioni dei prigionieri politici nelle carceri del regime sono generalmente terribili: torture, violenze fisiche e psicologiche, confessioni forzate di reati inesistenti.

Avete tutti visto il caso tragico di Stepan Latypov, che si è tagliato la gola durante un’udienza in tribunale: avevano minacciato di uccidere il padre se non si fosse dichiarato colpevole di crimini mai commessi…è orribile.

Crede che l’Unione Europea e in generale l’occidente dovrebbe fare di più per sostenere l’opposizione democratica e sanzionare il regime?

Credo che oggi l’Europa, gli Usa e i paesi democratici siano sulla strada giusta avendo finalmente adottato sanzioni dure nei confronti del regime. Spero che l’Europa continui una forte pressione nei confronti di Lukashenko per permettere l’apertura di un negoziato che dia il via ad una vera transizione democratica.

Se la reazione dell’Europa fosse stata più tempestiva dopo il golpe di agosto probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. 

Prevede di insediare un Governo in Esilio chiedendone il riconoscimento alla comunità internazionale?

Abbiamo discusso questa possibilità fin dallo scorso settembre, ma in quel momento credevamo che tutto sarebbe successo molto in fretta e che ci saremmo liberati del regime in breve tempo e che quindi non fosse necessario un Governo in Esilio. Ora invece ci poniamo questa domanda sempre più spesso, e questa è una delle nostre opzioni. Sono convinta che forse sia il momento di compiere questa scelta.

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