5 agosto 2022, La Repubblica,

La missione di Nancy Pelosi non è stato un gesto avventato o addirittura una scelta assunta in contrasto con il Presidente Joe Biden. La delegazione bipartisan di sei deputati democratici e repubblicani e guidata dalla terza carica della prima potenza mondiale aveva un obiettivo chiaro: “onorare il nostro impegno per la democrazia e per affermare che la libertà di Taiwan, e di tutti i paesi democratici del mondo, vanno rispettate, rafforzate e sostenute”.
Certo la diplomazia dei parlamenti è spesso più libera e meno vincolate dai condizionamenti della realpolitik dei governi, ma in questo caso la sintonia fra Nancy Pelosi e Joe Biden è piena: “La solidarietà dell’America nei confronti dei 23 milioni di abitanti di Taiwan è oggi più importante che mai, poiché il mondo è di fronte
ad una scelta chiara fra autocrazie e democrazie”.
Questa è la chiave per interpretare la forzatura di Nancy Pelosi a Taiwan. E Joe Biden lo aveva scritto di suo pugno su Foreign Affairs poco prima di essere eletto presidente: “Il trionfo delle democrazie liberali su fascismo e autocrazie ha creato il mondo libero.
Ma tutto ciò non ha definito soltanto il nostro passato, determinerà anche il nostro futuro”.Taiwan fa paura a Pechino perché la sua stessa esistenza contribuisce a indebolire la narrazione relativista dell’eccezionalità “non democratica” cinese, secondo la quale il gigante asiatico non è pronto ad una avventura democratica di stampo liberale, avendo attraversato in tutta la sua storia plurimillenaria solo modelli di governance di tipo assolutistico, tanto nella versione imperiale, quanto in quella del partito unico da Mao Tse Tung in poi…. continua la lettura su La Repubblica

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