9 ottobre 2025, Linkiesta,

Alla fine ha vinto la diplomazia. L’accordo di pace è stato siglato da Israele e da Hamas ed è stato cosi premiato lo sforzo del presidente americano Donald Trump, dei paesi arabi che hanno scommesso sulla pace, a cominciare dall’Egitto, dai paesi firmatari degli Accodi di Abramo (Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), e pure dal Qatar, storico finanziatore e sostenitore di Fratellanza Musulmana e Qatar.

Il premier Netanyahu ha messo il veto al dispiegamento di soldati turchi nella striscia ed alla liberazione del pluriergastolano (e pluriomicida) Barghouti, ma ha incassato un accordo che permetterà la liberazione di tutti gli ostaggi ed il ritiro dell’esercito di Israele da Gaza.

Il Piano di Pace è un buon piano: la guerra a Gaza, con le molte vittime civili, finisce; Hamas sarà disarmata e ciò che resta della sua leadership potrà andare in esilio nei paesi che vorranno accoglierli (a cominciare dal Qatar); i 20 ostaggi in vita lunedi prossimo torneranno a casa, e saranno liberati circa 2.000 detenuti palestinesi, inclusi un numero rilevante di condannati all’ergastolo; Israele si ritirerà progressivamente da Gaza a la Striscia sarà governata da un’autorità di transizione, la cui sicurezza sarà garantita da una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) che sarà principalmente formata da soldati dei paesi arabi moderati e con la creazione di una forza di polizia palestinese, giù in via di formazione in Egitto.

La popolazione palestinese non verrà espulsa dalla Striscia, e chi vorrà lasciarla temporaneamente potrà ritornarci, smontando anche così la narrazione di una seconda e imminente “nabkha”. Giungeranno in modo massiccio gli aiuti umanitari e partirà la ricostruzione.

Il Governo di Gaza sarà gestito da esponenti palestinesi non legati alle forze politiche radicalizzate e la nuova realtà che nascerà potrebbe essere d’impulso anche per le necessarie riforme in senso democratico dell’Autorità Nazionale Palestinese.

E’ solo un primo passo, certamente ancora pieno di insidie, ma vince la pace e vengono sconfitti quanti ancora scommettevano su instabilità e terrorismo, a cominciare dal regime di Teheran e naturalmente dalla rete globale della Fratellanza Musulmana.

La fine di Hamas e con essa del progetto omicida di “estirpare il cancro sionista dal fiume al mare” è una buona notizia per tutto il Medio Oriente e soprattutto per la popolazione palestinese che potrebbe finalmente intravedere la possibilità di una statualità palestinese in pace ed in sicurezza con Israele.

La scommessa va ben oltre Gaza. Stabilità e sicurezza possono aprire una nuova stagione in Medio Oriente di pace e sviluppo.

Potrà riprendere il dialogo fra Israele e Arabia Saudita nel quadro degli Accordi di Abramo ed una pace definitiva fra Israele e il regno di Ryadh sarà il vero “game chenger” della regione.

In questo contesto potrà anche finalmente decollare il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), quella straordinaria connessione via mare e terra fra India. Golfo, Israele ed Europa alternativa alle Via della Seta delle autocrazie di Cina, Russia e Iran.

Ma ci sarà anche un grande lavoro da fare in Italia ed in Europa: per contribuire allo sviluppo di Gaza ed al sostegno delle iniziative di sicurezza (e bene ha fatto il ministro Crosetto ha dichiarare la disponibilità dell’esercito italiano in tal senso), ma anche per vincere una necessaria battaglia politica e culturale  

Il definitivo sdoganamento dell’antisemitismo di questi ultimi mesi ha cambiato il panorama europeo e le condizioni del vivere civile nelle città della vecchia Europa.

Solo tre giorni fa Davide Piccardo, leader del CAIM (Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano) ha esaltato il pogrom del 7 ottobre, augurando pubblicamente un “buon 7 ottobre” ai suoi seguaci e la cosiddetta Special Rapporteur sui Territori Palestinesi Francesca Albanese, ha diffuso odio e disinformazione contro Israele in prima serata per mesi, conducendo una battaglia di de-umanizzazione degli ebrei e dello stato di Israele e definendo il piano di pace che tutti stanno festeggiando, a Gaza come a Gerusalemme, una “trappola” ed un “progetto coloniale”.

La prospettiva di pace, sviluppo, stabilità e sicurezza stanno “sboccando” un Medio Oriente che sembrava fino a ieri immutabile.

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