20 novembre 2023, La Repubblica,

La guerra in corso fra Israele ed Hamas sta provocando movimento tellurici nelle relazioni internazionali che vanno ben oltre la Striscia di Gaza e coinvolgono direttamente l’organizzazione nata dalle ceneri del secondo conflitto mondiale: le Nazioni Unite, la cui credibilità, rischia di essere messa a dura prova dal nuovo conflitto che sta infiammando il Medio Oriente.

È passato un mese e mezzo dal pogrom del 7 ottobre nel sud di Israele e l’ONU non è ancora riuscita a condannare con un linguaggio inequivocabile la più terribile aggressione contro gli ebrei dai tempi della Shoah. Il gruppo terrorista che ha pianificato, finanziato e organizzato le violenze contro i civici nei kibbutz, che ha massacrato oltre 300 ragazzi al Nova Festival, che ha torturato e mutilato, che ha stuprato in modo seriale bambini e donne di ogni età e che ancora oggi tiene in ostaggio 240 civili fra i 6 mesi e gli 85 anni colpevoli soltanto di essere ebrei, non è mai stato neanche nominato in nessuna risoluzione o dichiarazione ufficiale. In una parola: per le Nazioni Unite, Hamas semplicemente non esiste.

L’intollerabile silenzio su Hamas da parte della più grande organizzazione fra gli stati sovrani del pianeta affonda le sue radici in parte nei limiti strutturali dell’organizzazione stessa e in parte in una serie di “consuetudini” che hanno visto convivere l’organizzare stessa con le componenti più radicali e violente del mondo palestinese.

Non è un mistero per nessuno che la principale agenzia onusiana che opera nei territori palestinesi è da tempo considerata da molti osservatori indipendenti, come eccessivamente contigua alla struttura politica e militare di Hamas nella striscia di Gaza. Si tratta dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite con compiti di assistenza umanitaria e di sostengo nei confronti dei rifugiati palestinesi. I confini fra l’organizzazione politica di Hamas e l’UNRWA nella Striscia sono labilissimi: nelle scuole gestite dall’organizzazione i programmi scolastici sono vagliati e concertati con Hamas e gran parte del mitizzato “welfare di Hamas” (simile alla narrazione dei “feroci dittatori che fanno qualcosa di buono…”), si tratta in realtà di progetti con un forte imprinting dell’organizzazione jihadista. 

Emergono, poi, in queste ore prove fattuali dell’utilizzo da parte dell’ala militare di Hamas di molte strutture civili della striscia: non c’è ospedale, scuola, ambulatorio, centro di distribuzione alimenti che non celi un tunnel, una rampa di lancio un deposito di armi del gruppo terrorista… continua la lettura su La Repubblica.

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