6 settembre 2022, La Repubblica,

Vienna. Incontro Ahmad Massoud a Vienna poche ore prima l’inizio della Conferenza a porte chiuse che riunerà per un paio di giorni nella capitale austriaca le varie forze che si oppongono al regime dei Talibani. Ahmad Massoud aveva soltanto dodici anni quando, due giorni prima dell’11 settembre, un commando talebano uccise suo padre Ahmad Shah Massoud, il leader dell’Alleanza del Nord, quella stessa alleanza che da lì a pochi giorni, con il sostegno delle forze della coalizione internazionale, avrebbe travolto il regime talebano. Oggi Ahmad Massoud si trova a dover ricominciare da capo dopo venti anni, con una eredità pesante: un paese nuovamente caduto nelle mani degli assassini di suo padre e guidato da un regime fuori dalla legalità internazionale. In questa intervista esclusiva per La Repubblica, il leader del Fronte Nazionale di Resistenza dell’Afghanistan ci racconta della resistenza contro il regime talebano e dei suoi progetti per il futuro dell’Afghanistan.

Un anno fa il Presidente Ashraf Ghani fuggiva da Kabul, le forze della coalizione si ritiravano in modo disordinato e i Talebani tornavano al potere. Mentre tutti fuggivano dall’Afghanistan, lei ha scelto di tornarci. Ci può raccontare come è successo?

Durante il caos in cui è caduto l’Afghanistan nell’agosto dello scorso anno mi sono trovato di fronte a due scelte possibili: rimanere in Europa e dall’esilio organizzare un’opposizione al regime o tornare fra la mia gente. Ho scelto la seconda opzione e sono tornato nella Valle del Panjshir. In quel momento non c’era nessuna forma di resistenza e nelle prime settimane ho tentato in ogni modo di aprire un dialogo con i Talebani. Li ho incontrato praticamente tutti i giorni e le assicuro che ho fatto veramente tutto il possibile per evitare ulteriori spargimenti di sangue e un nuovo conflitto. La resistenza armata è stata la nostra ultima risorsa. Non avevamo altra scelta quando abbiamo capito che il regime talebano non perseguiva altra logica al di fuori della violenza e del conflitto.

Come sta andando la resistenza?

Il regime talebano non è riuscito a raggiungere alcuna forma di legittimità non soltanto a livello internazionale, ma anche all’interno dell’Afghanistan. Oggi ci difendiamo nella Valle del Panjshir, ma siamo attivi anche in altre cinque province. Oltre tremila soldati del dissolto esercito afghano si sono uniti alle nostre forze. Siamo una forza politica e militare indipendente e democratica, al momento senza alcun sostengo dall’esterno…. continua la lettura su La Repubblica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.