Lai Chin-te e Bi-Khim Hsiao

14 gennaio 2024, La Repubblica,

Nell’anno che il quotidiano britannico “The Guardian” ha efficacemente definito il “Super Bowl” della Democrazia, con 4 miliardi di elettori chiamati alle urne in 75 paesi, il primo round fra “democrazie” e “autocrazie” è stato certamente vinto dalle prime. Con un’affluenza di oltre il 70% degli aventi diritto, e con un 40,2% dei voti popolari, l’attuale vicepresidente Lai Ching-te del Partito Democratico Progressista (DPP) ha vinto le elezioni a Taiwan, le prime del 2024. Il partito più distante da Pechino, il DPP di ispirazione liberal-progressista, si è aggiudicato un terzo mandato consecutivo, lanciando un segnale chiaro a Pechino: lo status quo non si cambia, e non vi sarà mai una riunificazione con la Cina autoritaria al di là dello stretto. In una parola “Keep Taiwan Free”, come scritto in milioni di banner elettorali sull’isola: “manteniamo Taiwan libera”.

Taiwan è una società aperta, orgogliosa dei propri traguardi raggiunti in materia di libertà, democrazia e progresso economico. In pochi anni si è trasformata da una dittatura militare ad uno dei cuori pulsanti del pianeta: 23,5 milioni di abitanti; 190 miliardi di dollari di PIL; 20ma economia del pianeta; produttore del 60% dei 

semiconduttori del mondo, senza i quali praticamente tutte le tecnologie della nostra vita si fermerebbe: smartphone, internet, automobili, macchine utensili, navi aerei. Taiwan produce anche il 90% dei semiconduttori più avanzati del mondo in un cluster di aziende e parchi scientifici e tecnologici che ruota intorno alla Taiwan Semiconductor Manufacturing Corporation (TSMC). Quelli da 3 nanometri (i più piccoli ed efficienti), vengono prodotto esclusivamente qui.

Questi numeri fanno ben comprendere quanto sia alta la posta in gioco del voto di ieri nell’isola libera di Taiwan.

Questa volta l’interferenza di Pechino nei confronti del processo elettorale sull’isola è stata senza precedenti: decine di palloni aerostatici cinese hanno violato lo spazio aereo taiwanese, sono proseguite senza soste le azioni militari intimidatorie intorno all’isola, sono stati registrati oltre 100.000 attacchi cyber a strutture pubbliche ed elettorali e per la prima volta sono stati arrestati anche 287 cittadini sull’isola per varie attività criminali di interferenza nel processo elettorale: trasferimento di fondi crypto dalla Cina, disinformazione con milioni di bot sui social, azioni di diffamazioni personali contro decine di candidati del DPP.

Ma Taiwan non si è piegata all’autoritarismo cinese e le elezioni si sono svolte in modo regolare con lo spoglio e i risultati definitivi resi pubblici poche ore dopo il voto… continua la lettura su La Repubblica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *