8 aprile 2022, La Repubblica,

Le guerre possono cambiare drammaticamente il corso della storia e con essa l’intera architettura delle relazioni internazionali. La guerra nel cuore dell’Europa voluta dal satrapo di Mosca, per schiacciare con la forza un paese colpevole soltanto di voler scegliere il proprio destino europeo, non ha soltanto seminato morte e distruzione in Ucraina, ma ha provocato un’onda tellurica che ha investito direttamente l’organizzazione nata dopo il secondo conflitto mondiale: le Nazioni Unite.

Volodymyr Zelensky era stato chiaro pochi giorni fa intervenendo al Consiglio di Sicurezza in collegamento dalla sua Kyiv da poco liberata dall’assedio dei tank russi: “Le Nazioni Unite se non sono in grado di difendere il diritto internazionale, possono anche chiudere… il potere di veto della Russia è diventato un diritto ad uccidere”.

E mentre scorrevano le immagini di Bucha, di Irpin e dei primi sobborghi liberati dalle forze ucraine, rivelando al mondo la lunga scia di morte e gli orrori perpetrati non da una milizia terroristica, ma da un esercito regolare di una potenza nucleare membro permanente del Consiglio di Sicurezza, la comunità delle democrazie preparava, proprio alle Nazioni Unite, una prima risposta.

Ieri mattina a New York l’Assemblea Generale ha messo ai voti la Risoluzione sulla “Sospensione del diritto di partecipazione della Federazione Russa al Consiglio dei Diritti Umani” presentata da un nutrito gruppo di paesi democratici fra cui l’Italia.

La Risoluzione è stata approvata con 98 voti favorevoli, 24 contrati e 58 astenuti…. continua la lettura su La Repubblica

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