10 ottobre 2023, La Repubblica,

L’attacco senza precedenti contro Israele da parte di oltre mille terroristi di Hamas, le uccisioni indiscriminate di civili nei kibbutz e nei villaggi del sud del paese, il numero abnorme di ostaggi, fra cui per la prima volta decine di ragazze, bambini, anziani, ha disegnato in queste ore uno scenario inedito per lo stato di Israele, che si trova di fronte ad una minaccia esistenziale, forse persino peggiore di quella del giorno di Yom Kippur di cinquant’anni fa, quando una coalizione di eserciti arabi guidati da Egitto e Siria, attaccarono contemporaneamente il paese.

L’adozione dell’articolo 40-Aleph delle Leggi Fondamentali (la Costituzione di Israele) che autorizza la dichiarazione ufficiale di guerra e stabilisce le regole del rapporto fra militari e governo, è la conferma della portata della minaccia e della sfida che Israele deve affrontare.

Ma cosa è successo davvero? Perché Israele per la prima volta non è stata in grado di garantire la sicurezza dei propri soldati alle porte di Gaza, dei kibbutzim o dei ragazzi che partecipavano ad un festival musicale?

La risposta non può essere soltanto “tecnica”, ma è più profonda. Israele in questi ultimi anni si è scordata di vivere in una condizione di eccezionalità e la propria debolezza politica interna si è presto tramutata in vulnerabilità strategica.

Maggioranze politiche “appese” a pochi voti di forze ultra-minoritarie ed estremiste (i partiti di Itamar Ben-Gvirt e Bezalel Smotrich); riforme fondamentali, come quella della giustizia, non condivise dalle grandi forze politiche di maggioranza e di opposizione; estrema polarizzazione e durissimo conflitto interno; decisioni politiche adottate con l’orizzonte del consenso immediato, perdendo cosi di vista le scelte strategiche (il trasferimento di 26 battaglioni da Gaza alla Cisgiordania); rimozione nell’affrontare problemi politici di fondo, a cominciare dal quello palestinese

Così facendo si è indebolita la capacità di deterrenza di Israele e molte risorse umane, economiche e militari sono state distratte verso le necessità dettate esclusivamente dall’agenda politica quotidiana… continua a leggere su La Repubblica

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