24 gennaio 2024, La Repubblica,

Ruslan Gabbasov, leader del Centro Nazionale Politico della Bashkiria, l’organizzazione nata dopo lo scioglimento del movimento “Bashqort”, commenta le recenti manifestazioni anti-Mosca a ridosso degli Urali

Le manifestazioni di qualche giorno fa nella Repubblica Autonoma del Bashkortostan (Baschiria) in Russia, sfociate in duri scontri fra manifestanti e forze di sicurezza, sono state una novità dopo che ogni forma di dissenso in Russia sembrava completamente messa a tacere. I baschiri sono musulmani sunniti, parlano una lingua turcofona e vivono nella regione del Medio Volga a ridosso degli Urali. Come molte altre etnie non russe hanno avuto un numero enorme di vittime nel conflitto in Ucraina e la loro lingua, identità ed autonomia sono minacciate in modo crescente dal potere di Mosca.

Ne parliamo con Ruslan Gabbasov, 44 anni, in esilio a Villnius in Lituania, leader del Centro Nazionale Politico della Baschiria, l’organizzazione nata dopo lo scioglimento del movimento “Bashqort”, il cui co-fondatore Fail Alsynov è stato condannato pochi giorni fa a quattro anni di detenzione.

Chi sono i Baschiri?

I Baschiri non sono semplicemente una “minoranza nazionale” o un “popolo indigeno”, ma come molti altri popoli dell’eurasia (Tatari, Buriati, Yakuti, Circassi, Ingusceti,ecc..) sono una nazione prigioniera, schiavizzata dall’ultimo impero coloniale in Europa: la Federazione Russa, che di “federalista” ha soltanto il nome, essendo una dittatura ipercentralizzata. Siamo oltre 1,5 milioni di cittadini nella Repubblica della Baschiria occupata da Mosca. I baschiri sono più degli estoni, dei montenegrini o degli islandesi che nessuno si sognerebbe di chiamare “minoranze nazionale”. Abbiamo la nostra terra e ripristineremo la nostra sovranità e la nostra libertà

Cosa sta succedendo in Baschiria?

Dopo l’ennesimo processo farsa contro Fail Alsynov, con il quale abbiamo fondato insieme il movimento politico Bashkort, la gente è scesa in piazza, contro progetti minerari senza alcun rispetto per l’ambiente, contro i il progressivo cancellamento dell’insegnamento della lingua baschira nelle scuole e per difendere la storia, le tradizioni e l’identità del nostro popolo.

Il movimento “Bashqort” che lei ha fondato nasce per tutelare la lingua e la cultura baschira e per difendere i più fondakmentaeli diritti umani. Qual’è la situazione oggi nella Repubblica della Baschiria?

E’ catastrofica. Prosegue senza sosta il processo di assimilazione e di russificazione e il nostro popolo rischia semplicemente di scomparire. Vladimir Putin ha cancellato ogni forma di “autonomia” ed oggi il Bashkorton è una “repubblica” solo sulla carta. Ogni residua libertà politica e civile è stata cancellata.  Non passa giorno che cittadini dell’etnia baschira vengano rimossi da posizioni amministrative e lavorative. La lingua Baschira rischia di scomparire: TV e radio sono solo in russo e si può studiare il baschiro solo fino alla scuola media.

Qual’è l’opinione in Baschiria sulla guerra in Ucraina?

La gente ha capito che questa non è la nostra guerra. In più la Baschiria si colloca al quarto posto per morti e feriti nel confitto Quando nel settembre del 2022 è iniziata la “mobilitazione parziale”, la campagna di arruolamento si è focalizzata soprattutto nelle repubbliche popolate dalle etnie non russe. Secondo la propaganda ufficiale i morti baschiri sono stati fine qui 1.500, ma secondo le nostre stime il numero è dieci volte più alto.
Crede che la Baschiria (Bashkortostan) possa diventare uno stato indipendente?
Si, certamente. L’indipendenza dela Baschiria è la nostra unica possibilità per sopravvivere come nazione e per salvare la nostra cultura e le nostre tradizioni. Vogliamo proseguire il cammino iniziato dai Georgiani, dagli Ucraini, dagli Uzbeki, dai Kazaki… La Baschiria è un paese ricco di risorse naturali, una buona struttura industriale ed un’agricoltura sviluppata. Oggi tutto ciò è depredato da Mosca. Secondo le nostre stime una Baschiria indipendente avrà un PIL pari a Portogallo e Croazia.

Crede che la Federazione Russa esisterà ancora come stato unitario dopo la fine della guerra in Ucraina?

La Russia perderà la guerra in Ucraina e il processo di disintegrazione è inevitabile, cosi come già successo con l’Unione Sovietica. La Russia è una costruzione “imperiale” ed una piena “decolonizzazione” non è rinviabile. E questo processo credo non coinvolgerà soltanto le repubbliche etniche, ma anche le regioni orientali e della Siberia, che hanno molto poco in comune con Mosca.

Cosa dovrebbe fare di più l’Europa e l’Occidente per sostenere le vostre rivendicazioni?

La Russia è un impero multinazionale e l’Europa e l’Occidente dovrebbero promuovere relazioni dirette con i rappresentanti delle nazioni oppresse da Mosca.

Anche una parte della cosiddetta opposizione liberale a Vladimir Putin ha in realtà una visione ipercentralista e dunque anacronistica. Le vere potenzialità del cambiamento, come dimostrano i fatti di questi giorni in Baschiria, vengono dai popoli oppressi dalla Russia. L’occidente non deve essere spaventato da una possibile disintegrazione delle Federazione Russa, che invece rappresenta l’unica garanzia per una pace sostenibile e duratura.

https://www.repubblica.it/esteri/2024/01/24/news/bashkiria_rivolta_occidente_sostegno_smembramento_federazione_russa-421967379/
https://www.repubblica.it/esteri/2024/01/24/news/bashkiria_rivolta_occidente_sostegno_smembramento_federazione_russa-421967379/

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