15 marzo 2025, Linkiesta,
Mentre gli occhi della comunità internazionale sono puntati sulle trattative di Jeddah e sulla triangolazione fra Usa, Russia e Ucraina dagli esiti ancora imprevedibili e mentre l’Europa si riarma e cerca di gestire al meglio la nuova fase “post-atlantica”, con gli inevitabili contraccolpi “nazionali” (i tormenti del PD diviso in Europa e diviso anche dalla famiglia socialista e la nostra premier in bilico fra il necessario orgoglio europeo e il suo posizionamento di “ponte” con Trump), nel Golfo Persico Cina, Russia e Iran mostrano i muscoli in una ulteriore prova di coesione politica e e militare.
Sono iniziate ieri nel Golfo dell’Oman le esercitazioni militari Security Belt-2025 con il dispiegamento delle Marine dei tre paesi di fronte al porto iraniano di Chabahar, in un area cruciale per la sicurezza globale: di fronte alla “strozzatura geo-politica” dello Stretto di Hormuz, dal quale transita il 30% del greggio di cui il 70% diretto verso la Cina; nel cuore dei progetti di espansione cinese verso l’Oceano Indiano (al confine fra Iran e Pakistan e dove termina in Corridoio Economico Cina-Pakistan); in un area strategica per il contenimento dell’India, la più grande democrazie del pianete e competitor globale di Cina e Pakistan.
La scelta semantica (Security Belt) delle esercitazioni militari richiama il progetto della Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative) nella sua dimensione “securitaria” e come recita il comunicato ufficiale del Ministero della Difesa di Pechino “l’esercitazione includerà attacchi simulati su obiettivi marittimi, esercitazioni congiunte di ricerca e soccorso, controlli a campione e arresti”.
E mentre l’occidente perde tempo sugli improbabili dazi su whisky, vino e champagne, Cina, Russia e Iran confermano la creazione ed il consolidarsi di un solido Asse post-ideologico, ma militarmente e politicamente coerente, fra i regimi autocratici del pianeta.
L’ “alleanza senza limiti” annunciata da Vladimir Putin e Xi-Jinping pochi giorni prima l’invasione dell’Ucraina nel febbraio del 2022, sembra godere di ottima salute e le esercitazioni nel Golfo Persico aumenteranno l’interoperabilità fra le forze armate e navali dei tre paesi, rafforzando il legame fra le autocrazie del pianeta.
Ognuno dei tre paesi ha naturalmente la sua agenda e la sua “narrazione”, in un contesto però di una crescente convergenza politica e militare.
Per l’Iran esibire un rapporto coerente e coeso con Mosca e Pechino rappresenta una possibilità per uscire dall’angolo dopo le cocenti sconfitte militari inflitte alla teocrazia da Israele, che hanno sostanzialmente distrutto in pochi mesi le capacità di proiezioni esterna di Teheran: Hezbollah e Hamas praticamente distrutte e certamente incapaci di rappresentare ancora una minaccia alla stabilità regionale; il cambio di regime in Siria con la fuga di Bashar al Assad a Mosca; la fine del progetto strategico della Mezzaluna Sciita.
Per la Russia l’alleanza con Iran e Cina è invece esistenziale. La Cina sostiene lo sforzo bellico di Mosca con la fornitura di tecnologie “dual use”, migliaia di droni commerciali facilmente modificabili; forniture di semiconduttori e macchinari utensili per la produzione bellica e gli investimenti cinesi in Russia sono quadruplicati dall’inizio della guerra.
I droni iraniani Shahed, che ogni notte uccidono i civili e distruggono le infrastrutture energetiche in Ucraina rappresentano una componente sempre più strategica dello sforzo bellico russe l’Iran ha fornito a Mosca i missili R-122mm di fabbricazione nordcoreana e inviato istruttori militari in Crimea.
Senza dimenticare l’invio di truppe fresche della Corea del Nord, già oggi dispiegate nell’offensiva del Kursk, in grado di colmare le crescenti difficoltà di reclutamento della Federazione Russa e che non sarebbero state possibili senza la green light di Pechino.
Per la Repubblica Popolare Cinese rafforzare la cooperazione a tutto campo con Mosca e Teheran rappresenta un tassello fondamentale per consolidare un’alleanza politica e militare in diretta competizione con Europa, Usa, occidente e comunità delle democrazie, con un obiettivo di lungo periodo: cambiare in modo radicale il sistema delle relazioni internazionali anche con l’uso arbitrario della forza, sfidare le democrazie liberali, cancellare l’universalità dei diritti umani.
L’Asse delle Autocrazie è già una realtà.
L’occidente, o perlomeno ciò che ne rimane, è avvisato.