16 ottobre 2023, La Repubblica,

Che cos’hanno in comune Israele ed Ucraina? C’è un filo che lega il conflitto in corso da un anno e mezzo alle porte orientali dell’Europa e il conflitto fra Israele e Hamas nel Mediterraneo orientale?  Per intanto, Israele ed Ucraina sono paesi minacciati da due regimi autocratici, la Russia e l’Iran, che negano il loro diritto ad esistere. La guerra in Ucraina verrà ricordata come filo primo conflitto iniziato senza una dichiarazione formale ma con una una “lezione di storia”. Il 21 febbraio del 2022, pochi giorni prima che i tank di Mosca entrassero in Ucraina, Vladimir Putin si rivolse alla nazione per spiegare come l’Ucraina non fosse un paese con una propria storia, lingua, cultura ed identità nazionale e che i quaranta milioni di ucraini non fossero altro che una “variante minore” della gloriosa tradizione russa. Per il satrapo di Mosca, la statualità riconquistata nel 1991 dall’Ucraina non fu altro che una gentile concessione russa ad un paese in realtà creato da Lenin e Stalin e la cessione della Crimea nel 1954, nient’altro che un regalo di Nikita Khrushchev in un momento di scarsa lucidità. Quindi se l’Ucraina non esiste, quella della Russia non è neanche una guerra ma una semplice “operazione speciale” per rimettere le cose nel loro giusto ordine.

Ma si sa, la riscrittura della storia è una costante dei regimi dittatoriali, che per raggiungere lo scopo non esitano a bruciare libri, deportare e sterminare interi popoli, radere al suolo paesi e culture. Come mi disse una volta Garrry Kasparov citando un famoso proverbio in voga durante l’era sovietica: “noi russi abbiamo un passato imprevedibile”.

L’Iran degli ayatollah, dal suo canto, persegue da trent’anni in modo sistematico un disegno criminale di lungo periodo di riscrittura della storia del Medio Oriente, fondato innanzitutto sulla negazione al diritto di esistere di Israele. La narrazione ripetuta in modo ossessivo dalla guida suprema Ali Khamenei sulla necessità di “estirpare il cancro sionista” e sulla indifferibile necessità di liberare la Terra Santa dalla presenza ebraica “dal fiume fino al mare” (dal Giordano al Mar Mediterraneo) è la stella polare della politica estera del regime di Teheran. Più di tremila anni di storia ebraica nella terra di Israele possono essere negati in nome di un progetto di conquista e di sterminio…. continua la lettura su La Repubblica

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