Dalai Lama and Penpa Tsering

10 maggio 2024, La Repubblica,

Il premier tibetano in esilio: “Viviamo come dentro a 1984 di Orwell, per i cinesi ormai siamo ‘codici a barre’ viventi. E ora vogliono scegliere anche il Dalai Lama”(afp)Intervista a Penpa Tsering, in visita a Roma: “Milioni di telecamere per sorvegliarci, prelievi massicci di Dna dai bambini agli anziani, scanning dell’iride. La repressione cinese è totalizzante”

Penpa Tsering è il Primo Ministro del Governo Tibetano in esilio, che viene eletto in modo democratico ogni cinque anni dalla diaspora tibetana. Il Dalai Lama nel 2011 ha ceduto ogni forma di rappresentanza politica agli organismi democratici della diaspora che oggi, insieme al Primo Ministro (il Sykong) ed al suo Consiglio dei Ministri (il Kashag), elegge anche un Parlamento di 45 membri con sede a Dharamsala, nello stato indiano dell’Himachal Pradesh alle pendici della catena himalayana.Penpa Tsering è in visita ufficiale in Italia su invito dell’Intergruppo Parlamentare Italia-Tibet e ieri al Senato della Repubblica ha incontrato una coalizione bi-partisan di deputati e senatori impegnati nella lotta per la difesa dei diritti umani in Cina. L’intergruppo Italia-Tibet ha come presidente il sen.Andrea De Priamo (Fdi) e come vice l’on.Ileana Malavasi (Pd).

Può raccontarci quale sia oggi la situazione all’interno del Tibet, dopo 65 anni di occupazione militare da parte della Cina?

“La situazione all’interno di tutto il Tibet è progressivamente peggiorata: una sorta di 1984 di George Orwell che è diventato realtà e anzi la realtà supera di molto l’immaginazione. Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House (Ong statunitense che svolge un monitoraggio su democrazia e diritti nel mondo, ndr), Il Tibet, con Siria e Corea del Nord è il paese meno libero al mondo. Dal 2009 ad oggi 159 tibetani, in gran parte monaci, si sono auto-immolati per protestare contro un’occupazione militare che è diventata soffocante. I tibetani che hanno compiuto questa scelta così estrema hanno fra il 16 e i 35 anni, non hanno mai conosciuto il Tibet indipendente e non hanno neanche vissuto gli orrori della rivoluzione culturale”.Hanno conosciuto soltanto la Cina di oggi.

Come vivono i sei milioni di tibetani nel Tibet occupato?

“Il governo di Pechino ha un approccio “unidimensionale” nei confronti del Tibet: la sola risposta che conoscono è “sviluppo, sviluppo, sviluppo”, senza minimamente curarsi di ogni altra aspirazione del popolo tibetano: dalla libertà di culto, al mantenimento della propria lingua e delle proprie tradizioni.In più, il livello di pervasività della autorità cinese nella società tibetana è assoluto: milioni di telecamere di sorveglianza, prelievi massicci di Dna dai bambini agli anziani, scanning dell’iride… una sorveglianza totalizzante. Oggi i tibetani in Cina sono diventati poco più che dei “Codici a barre”: si vive nel terrore di essere arrestati dalle autorità solo per avere pronunciato una parola di troppo o di essere denunciati da un vicino di casa.

Qual è la situazione della libertà religiosa all’interno del Tibet?

“Molti monasteri sono stati distrutti ed oggi vige una sorta di numero chiuso: ogni monastero può accogliere non più di 300 monaci e per entrare in un monastero la tua candidatura deve essere firmata da quattro “garanti”. Se il monaco esprime opinioni divergenti con il regime, i suoi garanti possono essere incarcerati. In ogni monastero c’è un responsabile indicato dal Partito Comunista che filtra i programmi di studio e quelli religiosi… Un grande numero di bambini in Tibet vengono sradicati dallo loro famiglie per frequentare delle “boarding school” obbligatorie”.

Cosa ci può raccontare sul tema delle “boarding school” in Tibet?

“Stimiamo che oltre un milione di bambini tibetani a partire dai 3 anni di età sono obbligati a frequentare dei collegi a tempo pieno subendo un processo di forte indottrinamento. In queste scuole si studia in mandarino, gli esami per accedere all’università sono in cinese, come tutti i colloqui di lavoro. La lingua tibetana è totalmente marginalizzata. L’obiettivo di Pechino è chiaro: sradicare l’identità nazionale tibetana, rendendo marginali lingua, cultura, religione, ambiente e stile di vita del Tibet. Per ogni nazione la lingua è la radice della propria cultura. Xi-Jinping sa che distruggendo l’uso della lingua tibetana, il fondamento stesso dell’identità tibetana verrà distrutto”.

In Tibet nascono i principali fiumi che alimentano una parte rilevante dell’Asia. Cosa ci può dure sulla tutela della preziosa risorsa idrica proveniente dal “tetto del mondo”?

“I due più importanti fiumi cinesi (il Fiume Giallo e lo Yangtze) nascono nell’altopiano tibetano e sono la culla della civiltà cinese, come il fiume Mekong per l’Asia del Sud-Est, l’Irrawaddy per Myanmar e il Bhramaputra e l’Indo per Bangladesh, India e Pakistan. Quasi 2 miliardi di esseri umani hanno a che fare con questi fiumi e l’ecosistema del Tibet non può essere considerato di esclusiva competenza del governo di Pechino: è una questione globale che riguarda l’acqua e la sicurezza alimentare di una grande parte della popolazione mondiale. Su ognuno di questi fiumi, il governo cinese sta costruendo decine di grandi progetti di sfruttamento idroelettrico, senza alcun coordinamento con i paesi della regione, che altereranno il corso e le capienze dei singoli fiumi, con un enorme impatto in tutto il subcontinente indiano e nel sud-est asiatico. Chiediamo alle aziende europee di interrompere le forniture di tecnologia alla Cina per realizzare questi progetti”.

Sta crescendo la tensione fra Cina e India e fra Cina, Giappone e Filippine e Taiwan. Qual’è la sua valutazione?

“Non c’è dubbio che la Cina abbia pretese egemoniche ben al di là dei suoi confini: ha occupato una grande porzione del Mar Cinese Meridionale, rivendica come proprio lo stato indiano dell’Arunachal Pradesh e diverse altre aree lungo la frontiera himalayana; ha contenziosi territoriali con il Giappone, il Bhutan e molti stati del Sud Est asiatico. Poi c’è la costante minaccia militare nei confronti di Taiwan. La politica molto assertiva di Pechino sta spingendo inoltre l’India ad avvicinarsi sempre più all’Occidente soprattutto dopo l’inizio della guerra in Ucraina, alla luce dell’intensa cooperazione fra Cina e Russia”.

Il prossimo 6 luglio il Dalai Lama compirà 89 anni il governo cinese ha già annunciato di voler decidere sulla futura reincarnazione del Dalai Lama. Avremo due Dalai Lama? Qual è la sua opinione in proposito?

“Fin dal 2007 il governo cinese ha approvato una legge che prevede la responsabilità governativa sui processi di reincarnazione di ogni lama. Al governo cinese non interessa nulla del buddismo, che non conoscono, sono solo interessati al ferreo controllo politico. Nonostante il Dalai Lama sia in esilio da settant’anni è ancora amato e rispettato in tutto il Tibet. Questo è ciò di cui hanno più paura, di qualcosa che sfugge alla loro capacità di controllo. Oggi sono molto interessati a futuro Dalai Lama e faranno di tutti per “guidare” la scelta del 15mo Dalai Lama (Tenzyn Gyatso, quello attuale è il 14mo, ndr), ma come ama ricordare l’attuale Dalai Lama con la sua pungente ironia: ““vediamo se vivrò più a lungo del Partito Comunista o se il Partito Comunista sopravviverà al Dalai Lama… ”Chiediamo una cosa ai governi dei paesi democratici: che esercitino pressioni nei confronti della Cina affinché interrompa ogni interferenza su questa materia”.

Cosa chiede all’Italia in occasione del suo incontro al Parlamento con esposti di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione?

“Non vogliamo il tracollo della Cina, la seconda economia mondiale, ma vogliamo che possa cambiare in modo positivo per diventare un attore responsabile sulla scena globale. Per questo motivo chiediamo all’Italia ed ai governi dei paesi democratici di sostenerci con più convinzione: noi tibetani, come gli uiguri, i mongoli possiamo essere un fattore di cambiamento positivo per la Cina del futuro. Vi chiediamo inoltre di ridurre il deficit commerciale: l’Europa importa ogni hanno beni dalla Cina per 600 miliardi di euro e ne esporta soltanto 200miliardi. Questo deficit rafforza il regime cinese e li suoi investimenti nella difesa, nella cooperazione militare con la Russia, nello spazio e nella sua proiezione economica globale con la nuova Via della Seta”.

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