23 settembre 2022, La Repubblica,

Le piazze di Mosca e Teheran di questi giorni svelano la debolezza strutturale di due regimi autocratici sempre più isolati e al tempo stesso sempre più pericolosi per la stabilità globale.

I giovani di San Pietroburgo, Mosca ed Ekaterinbung che non voglio andare a morire in Ucraina per una guerra che non gli appartiene condividono lo stesso destino delle donne di Tabriz, Mashad e Teheran che non accettano più le imposizioni folli e anacronistiche del regime teocratico degli ayatollah e della polizia della morale.

L’annuncio da parte di Vladimir Putin della mobilitazione di oltre trecentomila riservisti e forse, come sostiene dall’esilio il quotidiano Novaya Gazeta -quello di Anna Politovskaya e del premio novel Dimitri Muratov, di quasi un milioni di cittadini della federazione fra i 18 e i 65 anni ha prodotto una duplice reazione: una nuova fuga dalla Russia e contemporaneamente la sfida delle piazze.

Nella notte seguita all’annuncio della mobilitazione ed alle minacce nucleari, non c’è stata frontiera terrestre o aeroporto della Federazione che non sia stato preso d’assalto: dalla Finlandia, alla Georgia fino alla Mongolia. Contemporaneamente le piazze si sono di nuovo riempite di giovani che con rischi enormi, dalla perdita del posto di lavoro, alle torture, alla galera, hanno sfidato nuovamente il regime del piccolo Zar che dopo i crimini di guerra e  le sconfitte militari nelle pianure dell’Ucraina ora getta la maschere obbligando migliaia di civili all’arruolamento forzato e minacciando il mondo con lo spettro nucleare…. continua la lettura su La Repubblica

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