22 marzo 2024, La Repubblica,

Anziché chiedere a Vladimir Putin di fermare la guerra, di interrompere i bombardamenti che ogni notte seminano la morte a Odessa e in tutta l’Ucraina, si chiede a Volodymir Zelensky e al popolo ucraino aggredito di issare bandiera bianca, di cedere per sempre il 20% del proprio territorio all’invasore, di smetterla di supplicare armi all’occidente, di smettere di inseguire il proprio sogno di integrazione europea ed euro-atlantica. La libera scelta dei popoli produce non soltanto indifferenza, ma anche fastidio.

Anziché chiedere ad Hamas di liberare immediatamente tutti gli ostaggi (donne, bambini, anziani, soldatesse e soldati), di interrompere le attività terroristiche, di non lanciare più missili sulle teste dei cittadini di Israele, si chiede ad Israele di ritirarsi, di deporre le armi, di continuare a vivere senza una vera garanzia di sicurezza e dunque con un’esistenza precaria e subordinata alle capacità della teocrazia islamica dell’Iran, di fornire armi letali ai suoi proxies addossati alle frontiere dello stato ebraico.

La colpa è dell’Ucraina cha a partire dalla rivolta civile di EuroMaidan fino alla strenua difesa della propria casa, ha osato difendere la propria sovranità e il proprio destino di popolo libero da chi lo avrebbe voluto ridurre in catene.

Le colpa è di Israele che ha reagito all’aggressione senza precedenti del 7 ottobre sul proprio territorio, affermando il proprio diritto ad esistere contro chi avrebbe voluto semplicemente annientarla.

E’ un “mondo alla rovescia” quello a cui stiamo assistendo, dove le colpe sono tutte in capo all’aggredito e si tende a rimuovere ed omettere le eclatanti responsabilità dell’aggressore.

Ma la colpevolizzazione dell’aggredito, colpa che di solito si tramanda di padre in figlio per generazioni, non è una novità nei regimi totalitari. Lo possono raccontare le migliaia di dissidenti di Russia, Cina e Iran, perseguitati, deportati, incarcerati, uccisi, costretti all’esilio.

Abbiamo già dimenticato troppo in fretta il 7 ottobre, il più grave massacro di ebrei dai tempi della Shoah e poco importa se “l’alluvione di Al-Aqsa” (cosi chiamata dai terroristi di Hamas) non fosse certo una reazione alle politiche di Israele, ma il primo capitolo di molte altre auspicabili  “alluvioni” contro i cittadini di Israele con un obiettivo semplice e chiaro: la cancellazione di Israele dalla carta geografica e la cacciata degli ebrei dal “fiume fino al mare”…. continua la lettura su La Repubblica

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