3 settembre 2025, Linkiesta,

Come ha ben rilevato il direttore Christian Rocca ieri su questo giornale analizzando il vertice della Shanghai Cooperation Organisation a Tianjin, il vero dramma della seconda presidenza Trump è l’avere ridotto la capacità di attrazione “magnetica” dell’occidente nei confronti del resto del mondo, lasciando libero campo alla Cina di Xi, sempre più leader di un nuovo “Asse” fra le autocrazie. 

I nodi dei primi mesi della seconda presidenza di Donald Trump iniziano a venire al pettine: una politica estera altalenante e arrogante, con messaggi confusi fra rivendicazioni improbabili (Groenlandia e Panama); una transazionalità ancor più pasticciata con Dazi e Tariffe che cambiano ogni settimana, raddoppiando o dimezzandosi a seconda dell’umore dell’inquilino della Casa Bianca: lo sdoganamento e la legittimazione pressoché gratuita ad Anchorage del satrapo del Cremlino, stanno producendo effetti disastrosi.

E in questo contesto Ucraina e India sono i due dossier sui quali l’amministrazione americana ha compiuto fin qui i più grandi errori.

L’idea di ritenere possibile una sorta di “Dottrina Nixon al contrario”, con un grande accordo con mosca per contenere Pechino, abbandonando sostanzialmente l’Ucraina e l’Europa, non è soltanto ingenua, è clamorosamente sbagliata,

A Vladimir Putin non interessano accordi transazionali, è circondato da oligarchi, ma non è un oligarca. Putin ha una missione, per la quale può anche sacrificare qualche milione di poveracci mandati a morire nelle pianure del Donbas: tentare di riscrivere la storia e sanare il “vulnus” del crollo dell’Unione Sovietica, a suo giudizio, la più grande “catastrofe” del secolo scorso, ricreando uno spazio “sovietico” in provetta.

Il tappeto rosso in Alaska in cambio di nulla, ha soltanto rafforzato la sua determinazione e indebolito il paese aggredito.

L’India di Narendra Modi aveva positivamente abbandonato, in questi anni, l’anacronistico posizionamento “non allineato”, per costruire una marcia a tappe forzate di avvicinamento verso l’occidente: la nascita del QUAD, il quadrilateral security dialoghi con Giappone, Australia, Giappone e Usa; la cooperazione strategica con il Giappone per la promozione della dottrina di un Indo-Pacifico Libero e Aperto; la competizione con la Cina lungo il confine Hymalaiano e nell’Oceano Indiano; la nascita di I2U2 (con Israele, Emirati Arabi Uniti e Usa) e del Corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC) come alternativa concreta alla Via della Seta di Pechino, sono i tanti tasselli della volontà di un crescente dialogo e integrazione fra India e Occidente.

I dazi al 50% imposti da Trump a Delhi non sono soltanto una follia da un punto di vista economico (e l’acquisto del petrolio russo non c’entra nulla), ma rischiano di interrompere, o perlomeno rallentare, un processo virtuoso di integrazione fra le democrazie e le economie dell’area euro-atlantica e indo-pacifica.

L’India ha sempre fatto parte della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), senza però investire più di tanto in un’alleanza guidata dai suoi principali competitor in Asia: la Cina e il Pakistan.

Con la sua presenza a Tianjin, Narendra Modi ha però mandato un chiaro segnale all’amministrazione americana: la grande democrazia indiana e quarta economia del pianeta merita rispetto e l’imposizione surreale del 50% sulle importazioni indiane va negoziato e tendenzialmente cancellato.

Ma Modi sa bene che l’Asse delle Autocrazie non è un alternativa credibile ed è rientrato rapidamente a Nuova Delhi, evitando di partecipare alla parata militare sulla Piazza Tienanmen, per assistere all’ennesima e improbabile  riscrittura della storia da parte di Xi-Jinping, questa volta per intestarsi la sconfitta del Giappone nella Seconda Guerra Mondiale.

L’India ha dunque lasciato più di una porta aperta al dialogo con Europa e America. Serve però un cambio di rotta, ed anche piuttosto repentino.

L’Europa può e deve svolgere un ruolo in tal senso, riannodando le fila di un rapporto con Nuova Delhi che si è smarrito a Washington DC, a cominciare dal rilancio delle negoziazioni per l’Accordo di Libero Scambio fra Bruxelles e la grande democrazia indiana, per continuare, poi, con l’intensificarsi della cooperazione a tutto campo in materia di difesa e sicurezza.

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