TRANSNISTRIA

26 febbraio 2024, La Repubblica,

Il prossimo 28 febbraio il Congresso dei Deputati del Popolo della Repubblica della Transnistria si riunirà in una sessione speciale per ribadire la volontà della piccola  ma strategica enclave, di essere integrata nella Federazione Russa. Non è ancora chiaro se verrà indetto un nuovo referendum o se il Congresso si limiterà a rivolgere un appello a Mosca per chiedere che i circa 500.000 abitanti della regione indipendente de-facto dalla Moldavia vengano annessi alla Russia.

Il playbook è lo stesso del Donbass, della Crimea in Ucraina e prima ancora di Abkhazia e Ossezia del Sud in Georgia: c’è una minoranza russa che è perseguitata e minacciata dall’espansione di Europa e NATO e soprattutto, come ripete spesso il satrapo di Mosca, c’è la necessità di riparare alla “dissoluzione dell’ Unione sovietica, la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo: un dramma per decine di milioni di connazionali abbandonati fuori dai confini della Russia”. 

La narrazione è esattamente la stessa che utilizzò il Terzo Reich di “salvare” i Sudeti nel 1930 la popolazione di lingua tedesca della Boemia e della Moravia, con il tragico lasciapassare di Neville Chamberlain e Edouard Daladier, gli allora primi ministri di Regno Unito e Francia.

La Transnistria e la Moldavia facevano parte dei piani russi di invasione del’Ucraina del febbraio di due anni fa: l’incauto dittatore Lukashenko rivelò ai media una mappa militare che prevedeva, dopo la rapida conquista di Kiev, l’occupazione di tutta l’Ucraina meridionale, la riunificazione con l’enclave della Transnistria e l’occupazione della piccola Moldavia, antica repubblica costituente dell’Unione Sovietica, oggi in corsa verso l’integrazione europea.

Nel 1990 poco dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica la 14^ Armata dell’Esercito Russo, stazionata a Tiraspol nell’est della Moldavia, combatté contro le truppe moldave e rumene in una guerra che in due anni provocò oltre cinquemila morti e la nascita della Repubblica della Transnistria, uno “stato fantasma” con governo, parlamento, ministeri, esercito e valuta propri (il rublo della transnistria), passaporti e perfino il riconoscimento diplomatico di altre due invenzioni russe: l’Abkhazia e l’Ossetia del Sud.

Oggi di quella presenza militare russa sono rimasti soltanto due battaglioni motorizzati e una stazione del FSB, per un totale di circa millecinquecento uomini.

L’accelerazione di queste ore non è però casuale: lo scorso 14 dicembre Il Consiglio Europeo ha deciso di avviare i negoziati per l’adesione della Moldavia e dell’Ucraina all’Unione Europea. Un successo per la presidente filo-europea Maia Sandu, che ha fatto dell’integrazione europea la stella polare del suo mandato.

Da quel giorno le azioni di guerra ibrida e asimmetrica contro Chisinau non si sono fermate: le fabbriche russe dei troll sono invase in queste ore da attività di disinformazione sulla Moldavia e sulla presidente Sandu; il Cremlino ha annunciato l’intenzione di installare seggi elettorali a Tiraspol e in altri centri della Transnistria per permettere ai russi lì residenti di votare alle prossime presidenziali del 15-17 marzo; sono riprese le interferenze nella piccola Gagauzia (una regione all’interno della Moldavia popolata da turchi cristianizzati con rivendicazioni di autonomia).

Un’azione militare oggi della Russia è molto complessa ma non impossibile e permetterebbe a Mosca di aprire un nuovo fronte orientale contro l’Ucraina minacciando le province di Odessa e di Vinnytsa entrambi confinanti con la Transnistria e contemporaneamente di mettere un cuneo estremamente pericoloso nell’europeista Moldavia.

Vladimir Putin è in una fase di “rilancio”: la cattura a costi umani e militari altissimi di Avdiivka; l’omicidio di stato di Aleksej Navalny; le manovre militari congiunte con Iran e Cina nello stretto di Hormuz; la possibile carta della Transnistria, sono tutte indicazioni del fatto che il Cremlino voglia capitalizzare al massimo il momento di incertezza dell’occidente, con forniture militare rallentate, e l’ultima tranche di fondi che il Congresso non riesce a sbloccare per i veti repubblicani.

Sarebbe però un grave errore per l’intero occidente sottovalutare l’ennesimo possibile azzardo di Putin e l’Europa non può tollerare un altro attacco ad uno stato sovrano europeo. E’ dunque questo il momento giusto per fornire alla Repubblica di Moldavia un ombrello di sicurezza preventiva, da parte di NATO e Unione Europea, da realizzarsi anche con accordi bilaterali fra gli stati membri e Chisinau, mettendo cosi in cantiere una forte azione di deterrenza per evitare l’allargarsi del conflitto sul suolo europeo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *