11 gennaio 2020, La Stampa,
La Libia costringe l’Italia e l’Europa ad un cambio di passo. E più che dalla storia, l’agenda italiana ed europea sarà dettata dalla geografia, dalla quale è difficile rifuggire. Approvvigionamento delle risorse energetiche; sicurezza dei mari e del continente; gestione dei flussi migratori; contrasto al terrorismo, rendono impossibile non occuparsi della nostra sponda Sud.
Dopo il fallito tentativo del Premier Conte di affiancare all’iniziativa russo-turca un’iniziativa diplomatica italiana con l’invito di Haftar e Sarraj a Roma e dopo i silenzi inspiegabili sul dossier libico dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri Josep Borrell, urge ora un salto di qualità in grado evitare che l’inazione politica crei vuoti che rapidamente vengono riempiti.
L’azione di Turchia e Russia è in diretto contrasto con gli interessi nazionali italiani ed europei. Punta a dividere la Libia in aree di influenza creando una situazione di instabilità permanente. Tenta di aprire un cuneo nel mediterraneo (la flotta russa dopo il porto siriano di Tartus in Siria, a Misurata e Tripoli). Riduce la credibilità della Nato, il cui secondo esercito (quello turco) è sempre più eccentrico rispetto alle politiche dell’Alleanza.
Al “bullismo” russo-turco si può e si deve reagire con intelligenza e fermezza. Come hanno ben fatto in questi giorni i due piccoli paesi di Grecia e Cipro, garantendo all’Europa una fonte di approvvigionamento energetico stabile e sicura, con la firma dell’accordo su gasdotto East-Med con Israele.
Ora Italia ed Europa possono e devono assumere una duplice e forte iniziativa politica, concentrandosi su una delle priorità del proprio “interesse sovra-nazionale europeo”: la stabilità e la sicurezza del Mediterraneo.
La Libia è inevitabilmente il primo banco di prova e non può certo essere abbandonata alle scorribande dei mercenari russi del Gruppo Wagner o alle forze speciali turche ognuna con il proprio accordo “tribale”.
Serve un’azione forte e legittimata. Una missione militare europea di stabilizzazione promossa dall’Unione Europea e implementata dalla Nato, in grado di interporsi fra le milizie nelle aree di maggior conflitto. In questo modo si potranno contrastare in modo attivo ed efficace la gestione criminale dei flussi migratori, si potrà garantire l’unità del paese e sostenere il processo di disarmo delle milizie e la transizione democratica.
E l’Italia, con l’unica Ambasciata pienamente operativa dell’occidente a Tripoli, può svolgere un ruolo importante, se saprà tornare ai “fondamentali” della propria politica estera, abbandonando le velleitarie “fughe” filo-cinesi e filo-russe. Il nostro paese dovrà tornare a essere ciò che la propria storia, ma soprattutto la propria geografia, le indica: un paese pilastro dell’Europa, inequivocabilmente occidentale e transatlantico, garante della stabilità, dello sviluppo e della sicurezza del Mediterraneo.