Ali Mahaman Lamine Zeine

5 marzo 2024, La Repubblica,

(Niamey, Niger). Lo scorso 26 luglio un colpo di stato guidato dal generale Abdourahamane Tchiani ha deposto il presidente della Repubblica del Niger Mohamed Bazoum. Da allora il Niger è governato dal Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria (Cnsp). In questa intervista esclusiva per La Repubblica, la prima su un media occidentale, il Primo Ministro Ali Mahaman Lamine Zeine ci racconta la sua visione sul futuro del Paese, sulla lotta al terrorismo, sull’immigrazione, sui rapporti con l’Italia e l’Europa .

Sono passati sette mesi dal colpo di stato in Niger. Può descriverci quale sia oggi la situazione nel paese?

Prima di descrivere la situazione odierna, mi permetta di raccontare in che stato versava il paese prima del 26 luglio. L’ex presidente Mohamed Bazoum non ha fatto che proseguire le politiche del suo predecessore che aveva ridotto il paese in una situazione difficile: divieto di ogni manifestazione pubblica, assenza di libertà di opinione, massiccia appropriazione indebita di fondi pubblici, impunità diffusa per il regime. Il colpo di stato è stato motivato per rispondere al continuo deterioramento della situazione di sicurezza nel nostro Paese e per affrontare seriamente la cattiva governance economica e sociale.

La Repubblica del Niger ha deciso di lasciare l’Ecowas a seguito delle sanzioni imposte al Paese. Può condividere con noi le ragioni di questa scelta?

Le sanzioni imposte al Niger dall’Ecowas non hanno precedenti. Si tratta di una trentina di misure punitive che vanno dalla chiusura delle frontiere, all’interruzione della fornitura di energia elettrica, all’embargo sui prodotti alimentari e farmaceutici, al sequestro dei beni finanziari del Niger nella nostra Banca Centrale (Bceao). Oltre a queste punizioni ingiuste, illegali e disumane, Ecowas ha persino minacciato un intervento militare. Per questo motivo e, in consultazione con Mali e Burkina Faso, abbiamo deciso di uscire dall’Ecowas. 

Qual’è la prospettiva politica per lAlleanza degli Stati del Sahel che il Niger ha recentemente promosso con il Mali e il Burkina Faso?

Vorrei rispondere a questa domanda per intanto ringraziando la vostra Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna a coprire questo incarico, che fin da quando era all’opposizione si è battuta per la democratizzazione delle relazioni franco-africane, denunciando il franco CFA che la Francia ha imposto ai cosiddetti paesi francofoni dell’Africa, una valuta che ostacola in modo inaccettabile il commercio tra l’Africa e il resto del mondo. L’ambizione della nuova alleanza fra Niger, Mali e Burkina Faso, è quella di riconquistare la nostra vera indipendenza ed esercitare pienamente la nostra sovranità. 

Qual è la sua valutazione sulla situazione della sicurezza nel Paese e come sta andando la lotta al terrorismo jihadista?

Da quando Niger, Mali e Burkina Faso hanno deciso di riprendere in mano il proprio destino, abbiamo compiuto progressi significativi nella lotta contro il terrorismo. L’esercito del Mali ha riconquistato la regione di Kidal, in Burkina Faso l’esercito sta ottenendo ogni giorno crescenti successi e in Niger, nonostante l’esistenza di diversi gruppo terroristi nell’Est e nel Nord del Paese, la loro azione si è notevolmente indebolita (è il caso di Boko-Haram). 

Lo scorso novembre, il vostro governo ha abolito la legge n. 2015-36 del 26 maggio 2015, relativa al traffico illegale di migranti. Può spiegarci le ragioni di tale scelta?

Questa legge aveva trasformato il nostro Paese in un gendarme di guardia ad un confine artificiale con l’Europa. Il Niger è stato cosi trasformato in una sorta di “hub” per i migranti ed è stata criminalizzata qualsiasi attività di trasporto passeggeri che coinvolgesse i migranti. Molti giovani nigerini che si guadagnavano da vivere con questa attività di trasporto si sono ritrovati da un giorno all’altro ad essere considerati dei criminali. La città di Agades è stata cosi trasformata in un centro di detenzione per i giovani africani di passaggio e in una città sotto assedio nella caccia ai migranti. Gli abitanti del Sahel per loro natura non conoscono i confini e la libertà di movimento è sacra qui nel Sahel. Tutta la storia dell’umanità è fatta di migrazioni e non abbiamo intenzione di porre barriere sul nostro territorio…. continua la lettura su La Repubblica

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