13 settembre 2023,

La brutale aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina e l’alleanza senza limiti fra Pechino e Mosca, annunciata pochi giorni prima che iniziasse il conflitto e mai smentita, sta producendo un effetto imprevisto: una fuga sistematica dalle autocrazie.

“The rest against the West”, la formula con la quale I BRICS, il cosiddetto “sud globale” e molti teorici della crisi irreversibile dell’occidente teorizzavano la rivolta del resto del mondo contro un occidente in declino, sembra essere definitivamente archiviata da una serie di scostamenti tettonici nella geo-politica globale.

La capacità di attrazione delle autocrazie si è arenata e con essa quel bagaglio teorico e progettuale che pure aveva affascinato una parte dell’occidente, a cominciare dalla Cina: la Via della Seta con i suoi finanziamenti insostenibili e l’effetto collaterale della “trappola del debito”; il relativismo culturale delle autocrazie con i troppi capovolgimenti semantici per legittimare le azioni più atroci per reprimere ogni forma di libertà di pensiero: la  “sovranità di internet” (con un esercito di censori e sovente la complicità dei grandi motori di ricerca);  la “democrazia guidata” in salsa cinese (dove il partito unico di natura castale domina sui destini di un miliardo e mezzo di esseri umani); la tutela assoluta della sovranità nazionale per impedire ogni interferenza esterna, per negare l’universalità dei diritti umani e in tal modo giustificare il genocidio di uiguri e tibetani.

Ma le reazioni a catena nei confronti di  autocrazie sempre più assertive, hanno iniziato a manifestarsi in modo sempre più evidente.

L’occupazione illegale del Mar Cinese Meridionale da parte di Pechino, ha portato il Vietnam ha siglare una partnership strategica e comprensiva con gli Stati Uniti d’America, in occasione della storica visita del presidente Joe Biden ad Hanoi e a diventare una delle mete preferite del de-risking e del decoupling dalla Cina.

Le Filippine del neopresidente Ferdinando Marcos hanno abbandonato la politica filo-cinese del predecessore Rodrigo Duterte per riposizionare il paese nell’alveo occidentale, siglando anche con il Segretario alla Difesa Lloyd Austin il nuovo Enhanced Defense Cooperation Agreement che prevede la creazione di quattro nuove basi militari Usa nel nord del paese di fronte a Taiwan.

La Mongolia, schiacciata fra Russia e Cina e hub dei collegamenti ferroviari fra Pechino e Mosca, ha inaugurato la dottrina del “terzo vicino”, annunciata in una storica visita del primo ministro Luvsannamsrain Oyun-Erden a Washington pochi giorni fa: “gli Stati Uniti non sono solo il nostro terzo vicino strategico -ha dichiarato- ma sono anche la nostra stella polare nel percorso democratico della Mongolia”…. continua la lettura su La Repubblica

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