Taipei, 20 maggio 2024, La Repubblica,

Taipei (Taiwan), oggi si è insediato il nuovo presidente della Repubblica di Cina-Taiwan Lai Ching-Te, leader del Partito Democratico Progressista di ispirazione centrista e liberale. Lai Ching-Te, 64 anni è figlio di un minatore delle miniere di carbone morto in miniera quando lui aveva solo 2 anni e, dopo essersi laureato in medicina, ha iniziato una lunga esperienza amministrativa locale nella sua città, Tainan, per poi diventare uno dei leader di punta del DPP, prima come Primo Ministro e poi come Vicepresidente.

Oggi Lai ha annunciato le priorità del suo mandato: mantenere lo “status quo” nello stretto di Taiwan e non cedere alle pressioni di Pechino; rafforzare il sistema costituzione che fa di Taiwan una democrazia oramai matura dimostrando come sia possibile una “via cinese” alla democrazia liberale; proseguire il cammino che ha fatto di Taiwan la 19ma economia mondiale con un PIL di oramai 800 miliardi di dollari e soprattutto il “cuore tecnologico” del pianeta. Qui a Taiwan si producono il 93% di tutti i semiconduttori di ultima generazione, quelli di 3 nanometri (3 milioni di transistor per millimetro quadrato), senza i quali semplicemente la tecnologia globale si fermerebbe: dalle auto, ai cellulari, ai computer.

“Proseguiremo -ha dichiarato il presidente Lai nella cerimonia pubblica di fronte al Palazzo Presidenziale – il cammino che ha trasformato l’isola da una dittatura ad una società aperta, libera e democratica in pochi anni. Che si tratti di lotta alla pandemia, diffusione dei diritti civili o sviluppo economico, le democrazie surclassano le autocrazie”. Ma la giornata di oggi ha fatto registrare un fatto politico nuovo: la fine dell’isolamento internazionale di Taiwan.

Quest’anno le delegazioni internazionali sono cresciute di numero e di rappresentanza. Gli Stati Uniti sono stati presenti con un’ampia delegazione bipartisan di senatori e membri del congresso guidata da Laura Rosenberg, già a capo dell’ufficio Cina del National Security Council ed oggi ambasciatrice “de facto” di Washington, alla guida dell’American Institute of Taiwan. Il messaggio di auguri del segretario di stato Anthony Blinken ha poi confermato il sostegno a tutto campo dell’amministrazione USA e il Senatore repubblicano Marco Rubio ha perfino proposto un gemellaggio fra le due città di Washington DC e Taipei.

Ben quindici paesi dell’Unione Europea hanno inviato delegazioni parlamentari, compresa l’Italia con una delegazione guidata da due vicepresidenti del Senato Gian Marco Centinaio e Licia Ronzulli. Il Giappone era rappresentato da 31 deputati di tutti i partiti e dalla vedova di Shinzo Abe, l’architetto della nuova politica sull’Indo-Pacifico. 

C’erano poi i 12 paesi che intrattengono rapporti diplomatici con Taiwan e non con Pechino: Paraguay, Guatemala., Belize, Isole Marshall, Tuvalu, Palau, Haiti, Saint Lucia, Saint Kitts & Nevis, Saint Vincent & Grenadines, E-Swatini e il Vaticano.

Sono 11 piccoli paesi con seggio permanente alle Nazioni Unite (più il Vaticano con status di osservatore), che mettono in discussione la narrazione di Pechino sull”unica Cina”, rendendo evidente come di paesi cinesi ne esistano due: una Cina più grande e totalitaria, che fatica sempre più a proporsi come attore responsabile sulla scena globale ed una Cina più piccola e democratica, Taiwan, sempre più integrata nella comunità delle democrazie e nell’economia globale.

Ed è proprio la crescente internazionalizzazione della questione di Taiwan che fa innervosire Pechino. Sono molti i paesi, a cominciare dagli Usa, che chiedono il reintegro di Taiwan come osservatore nell’Organizzazione Mondiale della Salute anche per gli ottimi risultati ottenuti dal governo insulare nella lotta alla pandemia del Covid-19 e il recente patto trilaterale fra Giappone, Filippine e Usa nasce per costruire una “cintura di sicurezza” intorno a Taiwan per rispondere alle crescenti minacce nello Stretto e nel Mar Cinese Meridionale.

A ciò si aggiunge la scelta della nuova presidente che affiancherà Lai Ching-te per i prossimi quattro anni. Si tratta della vicepresidente Hsiao Bi-Khim, 53 anni, esperta di politica internazionale, già vicepresidente dell’Internazionale Liberale e a lungo deputata e architetto delle relazioni fra Taiwan e gli Stati Uniti d’America, dove fino a ieri ha svolto il ruolo di ambasciatrice di Taiwan. Nelle scorse settimane ha promosso un inedito tour diplomatico in Repubblica Ceca, Lituania, Polonia e al Parlamento Europeo dove ha costruito una fitta rete di relazioni per rafforzare i legami fra l’Europa e Taiwan.

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