24 maggio 2024, La Repubblica,
Taipei (Taiwan). Sono passati soltanto 3 giorni dall’insediamento del nuovo presidente Lai Ching-Te e Taiwan è nuovamente accerchiata dalla marina della Repubblica Popolare Cinese: 42 aerei da combattimento, 15 navi militari, 16 navi della guardia costiera hanno stretto in una morsa la “Cina democratica”, la cui stessa esistenza è considerata da Pechino una minaccia costante.
Poche ore dopo l’inizio delle manovre militari incontro Si-Fu Ou il Direttore dell’Institute for National Defense and Security Research, il think tank del Ministero della Difesa, che analizza l’ennesima prova di forza nello stretto di Taiwan: “Le manovre di oggi sembrano sempre più prefigurare una strategia di Pechino orientata alla realizzare di una qualche forma di “blocco navale” più che al conflitto militare diretto e all’invasione di Taiwan”.
L’esercito dell’isola ha risposto schierando le batterie di sistemi missilistici supersonici Hsiung Feng III (HF-3) ed attivando il sistema difensivo dell’isola ai massimi livelli.
La città vive con un certo disincanto l’ennesima provocazione di Pechino e nulla si è fermato: i mercati notturni pullulano della vita di sempre ed il cuore tecnologico del pianeta fatto di 26 parchi scientifici e tecnologici fra Taipei e Kaoshiung, decine di fabbriche di chip e semiconduttori distribuite in tutta l’isola, continuano a sfornare a ritmo continuo quelle tecnologie senza le quali le nostre automobili, cellulari, computer ed elettrodomestici si fermerebbero.
Ma qualcosa sta cambiando sia sul fronte interno che su quello esterno. La svolta autoritaria e sempre più assertive di Xi-Jinping, la fine della città libera di Hong Kong con la morte del modello “un paese, due sistemi” e l’obiettivo dichiarato da Pechino di voler raggiungere l’obiettivo della riunificazione con tutti i mezzi, ha costretto la “Cina democratica” a cambiare strada.
Se nei primi dieci anni del nuovo secolo il paese si è concentrato esclusivamente sulla crescita economica interna sostenuta anche da una crescente integrazione con la Cina popolare (le esportazioni fra Taiwan e Cina hanno raggiunto il 40% del totale), il rischio di un conflitto fra i due lati dello stretto ha costretto Taiwan a cambiare passo…. continua la lettura su La Repubblica