9 giugno 2024, La Repubblica,

Pochi giorni prima dell’invasione dell’Ucraina, Vladimir Putin e Xi-Jinping hanno annunciato al mondo quella “alleanza senza limiti” fra Russia e Cina che in quel momento aveva ancora contorni, ampiezza e dimensione indefinite. 

Da quel momento però sono iniziati una serie di eventi geo-politici che stanno mutando in profondità le relazioni fra le grandi potenze e provocando movimenti tellurici nel sistema delle relazioni internazionali su scala globale, con esiti ancora imprevedibili.

La storia ha dunque ripreso a correre: la guerra in Ucraina e il tentativo della Russia di cambiare con la forza per la prima volta dal secondo conflitto mondiale i confini europei; il pogrom del 7 ottobre, la guerra fra Israele e Hamas ed il conflitto possibile con Hezbollah, un altro proxy dell’Iran; l’occupazione illegale da parte della Cina del Mar Cinese Meridionale ed il rischio di un conflitto con le Filippine; le provocazioni militari cinesi nello stretto di Taiwan e la retorica bellica di Pechino sulla riunificazione con ogni mezzo fra Taiwan e la Cina continentale, sono alcuni dei tasselli che compongono uno scenario di instabilità permanente. 

Ma c’è un fil rouge che lega eventi che a prima vista paio essere distanti fra loro, non solo geograficamente: la sfida da parte delle autocrazie di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord alla comunità delle democrazie e a un ordine internazionale fondato sulle regole e sui diritti. Si tratta di un vero e proprio Asse delle Autocrazie, un’alleanza politica e militare in diretta competizione con Europa, Usa, occidente e comunità delle democrazie, con obiettivi comuni e di lungo periodo: cambiare in modo radicale il sistema delle relazioni internazionali anche con l’uso arbitrario della forza militare, sfidare le democrazie liberali, cancellare l’universalità dei diritti umani. La narrazione di questi quattro paesi è pressoché identica: la minaccia esterna da contenere (la Nato, l’egemonia del dollaro, Bretton Woods); un presunto “spazio vitale” negato da conquistare, come nel caso cinese, o da riconquistare, come nel caso russo (quel lebesraum del terzo Reich che avremmo voluto dimenticare…); l’affermare un’idea assolutistica di “sovranità nazionale”, grazie alla quale il “sovrano” all’interno dei propri confini, può esercitare l’arbitrio più assoluto…. continua la lettura su La Repubblica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *