10 marzo 2024, La Repubblica,

Dekyiling (Uttarakhand, India). Tutte le sere parte da Delhi il Mussorie Express che la mattina presto arriva a Dehradun, la capitale dello stato indiano dell’Uttarakhand. Da qui si lascia il caldo umido della pianura indiana per salire verso i contrafforti himalayani con un clima sempre più secco ed una vegetazione che cambia rapidamente con fitti boschi di conifere che giungono quasi fino ai 4.000 metri di altitudine. Con una strada sempre più tortuosa si raggiunge Mussorie, una delle più famose “hill station” dove gli occupanti britannici si rifugiavano d’estate per sfuggire al caldo delle pianure. Ed è anche qui che Tenzyn Gyatso, il 14mo Dalai Lama, ha vissuto nel suo primo anno di esilio nel 1959, dopo la fuga a cavallo attraverso l’Himalaya, con un pugno di soldati tibetani. L’allora primo ministro Pandhit Jawaharlal Nehru accolse a braccia aperte il leader spirituale del buddismo tibetano in fuga dalle violenze dell’occupazione cinese e concesse al Governo Tibetano in Esilio ed alla diaspora tibetana diverse porzioni di territorio dove poter salvare e rifondare le proprie istituzioni politiche, civili e religiose.

Oggi la capitale della diaspora tibetana è a qualche centinaio di chilometri più a ovest, a Dharamsala nello stato dell’Himachal Pradesh, ma qui sono ancora vitali e attive molte istituzioni civili e religiose: il grande monastero di Mindrolling che ospita oltre 500 monaci, il Sakya College (l’università di studi tibetani) e la numerosa comunità tibetana nel villaggio di Dekyiling.

È qui che incontro un gruppo di veterani delle Special Frontier Forces, otto battaglioni di forze speciali, composte da circa 7.000 soldati tibetani reclutati fra la diaspora e inquadrati nell’esercito indiano. Sono forze altamente specializzate, abituate ad operare in alta quota e svolgono un ruolo importante nel nuovo grande gioco che vede competere India e Cina sulle montagne più alte del mondo.

Sulla divisa hanno cucito il simbolo del Tibet indipendente prima dell’occupazione cinese (il leone delle nevi) e il loro quartier generale è a poca distanza da qui nel villaggio di Chakrata.

Ngawang Tenpa ha oggi 80 anni ed ha servito trent’anni nelle forze speciali e quando è stato congedato dal servizio militare è stato eletto per due mandati nel Parlamento Tibetano in Esilio a Dharamsala.

“Le Forze Speciali di Frontiera sono nate nel 1962 -racconta- dopo il conflitto fra Cina e India con l’idea di rafforzare il controllo delle frontiere e contrastare le provocazioni cinesi lungo tutta la frontiera himalayana. Il reclutamento è iniziato allora fra i giovani della comunità tibetana in esilio e fra i gurkha che vivono in India. Le forze speciali sono composte da circa 7.000 unita e fra loro c’è anche un’unita composta da sole donne, l’unità 34”

Le Forze Speciali tibetana sono considerate da molti analisti militari fra le migliori al mondo e hanno avuto un ruolo importante nei diversi scontri  fra il 2020 e il 2022, che hanno visto contrapporsi l’esercito di Pechino con quello indiano lungo la cosiddetta Line of Actual Control (LAC), il confine di 3.800km che separa l’India dal Tibet occupato dai cinesi.

“Abbiamo combattuto anche nella Valle di Galwan in Ladakh nel 2021 -prosegue Ngawang- riuscendo a conquistare un passo strategico e perdendo Nyima Tenzin, comandante di una delle compagnie delle SFF. Al suo funerale, la bara era coperta dalla bandiera dell’India e da quella del Tibet indipendente”.

La guerra segreta del Tibet ha anche un capitolo cinese. Dopo gli scontri nella Galwan Valley, Pechino ha iniziato a reclutare soldati fra la popolazione tibetana di Lhasa e Shigatze. Il secondo veterano che incontro a Dekyiling, Dawa, racconta di come i soldati tibetani inquadrati nei due eserciti si siano anche parlati a distanza ravvicinata durante alcuni pattugliamenti notturni: “Ci è anche giunta da Lhasa la notizia di scontri fra militari tibetani e cinesi quando un ufficiale di Pechino ha deriso il Dalai Lama. Non credo -prosegue Dawa- che l’esercito popolare possa fare grande affidamento sul reclutamento nel Tibet occupato, ma ne hanno bisogno perché non sono in grado di condurre operazioni nelle condizioni climatiche estreme dell’Himalaya. E’ come se dovessero scalare il Monte Everest senza gli sherpa”.

L’esercito indiano ha conferito a Dawa l’onorificenza Shauria Chakra per il servizio reso nelle molte operazioni militari “covert” in cui le SFF sono state coinvolte e ricorda come “le forze speciali tibetani siano dispiegate in tutte le aree sensibili lingo la frontiera: in Sikkim, Arunachal Pradesh, Ladakh e rappresentano una componente fondamentale per monitorare i passi di alta montagna e le costanti provocazioni cinesi lungo la frontiera”.

Il soldati tibetani sono una parte rilevante della diaspora tibetana e rappresentano oggi circa il 10% dell’intera popolazione tibetana in esilio, stimata in circa 75.000 rifugiati in India ed altri 80.000 fra Europa e America. La Central Tibetan Administration  (il Governo Tibetano in Esilio in India ndr) non interferisce con la struttura militare dei giovani tibetani arruolati nell’esercito, ma il Dipartimento della Sicurezza a Dharamsala si occupa di diversi aspetti del welfare relativo ai veterani una volta che vengono congedati. A pochi chilometri da qui a Lhankawala c’è un intero villaggio di veterani in congedo dalle Special Frontier Force con sessanta case, un pensionato e un centro medico gestito dal governo in esilio.

Sempre nello stato indiano dell’Uttarakhand, nella valle di Auli, si sono tenute lo scorso ottobre le prime esercitazioni militari congiunte “Yudh Abhyas” fra l’esercito indiano e quello statunitense dove truppe di montagna dei due eserciti hanno testato l’interoperabilità in alta quota fra le due formazioni militari. Un secondo round di esercitazioni è previsto fra pochi giorni in Alaska e in entrambi i casi le forze speciali tibetane hanno rappresentato una componente importante delle attività militari.

“Il Tibet non ha mai fatto parte della Cina -conclude Ngawang- e con l’avvento al potere di Xi-Jinping la situazione è terribilmente peggiorata per la popolazione tibetana. E’ in atto un vero e proprio genocidio culturale: la lingua, la religione e la cultura tibetana rischiano di scomparire per sempre. Anche per questo ci siamo arruolati.”

L’irrisolta questione tibetana, rimasta ai margini del confronto politico globale, potrebbe tornare a breve di attualità. Pechino dopo avere “normalizzato” il Xinjiang e Hong Kong, sta accrescendo la pressione in Tibet con una significativa militarizzazione dell’altipiano ed una crescente repressione della società tibetana, a cominciare dalla separazione forzata di centinaia di migliaia di studenti dalle loro famiglie per essere indottrinati nel diffuso sistema delle boarding school cinesi. In più l’esercito di Pechino sta costruendo decine di villaggi nelle aree contese alla frontiera con l’India. La nuova cortina di ferro sull’Himalaya è sempre di più un nuovo limes, nel quale il crescente confronto fra democrazie e autocrazie potrebbe tradursi in un possibile conflitto.

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