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2 gennaio 2022, La Repubblica,

In un intervista su questo giornale pochi giorni fa, Yair Lapid, ministro degli esteri di Israele, aveva indicato la strada intrapresa dal suo governo per riprendere il confronto con la controparte palestinese: “sviluppo in cambio di sicurezza”, a cominciare dalla striscia di Gaza. Poi, il 28 dicembre è stata la volta dell’incontro a Rosh Ha’yan fra il ministro della difesa Benny Gantz il presidente dell’Autorità Nazionale palestinese Abu Mazen. Un colloquio di tre ore, giudicato positivo da entrambe le parti e il primo da molto tempo, che ha rimesso in cammino un dialogo interrotto: sul tavolo un pacchetto urgente di misure per sostenere Ramallah in forte crisi economica con un primo trasferimento di 30 milioni di dollari; 10.000 permessi per ricongiungimenti famigliari per i palestinesi della striscia e dei territori; 600 visti per uomini d’affari palestinesi; 20.000 nuovi permessi di lavoro.

Sono stati anche fissati i paletti per un rilancio del coordinamento in materia di sicurezza e di prevenzione del terrorismo: le intelligence di Gerusalemme e di Ramallah riprenderanno non solo a parlarsi, ma a mettere in cantiere anche misure di coordinamento. Ridurre le tensioni nella aree critiche di frontiera fra le zone controllate dall’Autorità Palestinese e Israele è dunque un obiettivo comune.

La nuova coalizione di otto partiti, molto eterogenei fra loro, al governo in Israele sta tentando nuovamente una strada già percorsa in passato dai governi laburisti di Yitzhak Rabin e Shimon Peres: sviluppo in cambio di sicurezza, territori in cambio di pace e assunzione di responsabilità condivise. Ma il sogno del laburismo sionista si è sempre infranto sui costanti rifiuti di Arafat, con il sostegno di parte rilevante dei paesi della Lega Araba, che non ha esitato a lanciare due intifade per annullare il processo negoziale. Poi è stata la volta del radicalismo islamico di Hamas e della Jihad islamica che ha preso la guida della Striscia di Gaza, cacciato gli esponenti di Fatah e attaccato ripetutamente Israele, con il sostengo dell’Iran… continua la lettura su La Repubblica

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