21 marzo 2025, Linkiesta,
(New Delhi). Si è da poco concluso a Delhi il decimo Raisina Dialogue, il più rilevante evento geo-politico e geo-economico del subcontinente indiano, con il quale l’India esibisce al mondo il suo nuovo status di potenza economica, politica e militare ed il proprio posizionamento in un mondo in rapida evoluzione.
Quello di questi giorni è stato il Raisina Dialogue più partecipato di sempre con tremila settecento delegati, 800 relatori e delegati di governi, imprese e società civile di centotrenta paesi del mondo
Inaugurato dal Primo Ministro Narendra Modi e da un keynote speech del primo ministro della Nuova Zelanda Christopher Luxon, la Davos /Monaco indiana ha fornito alcuni segnali inequivocabili alla comunità internazionale.
Primo fa tutti il proprio definitivo posizionamento nel campo della comunità delle democrazie.
Il paese più popolato al mondo è anche la più grande democrazia del pianeta: multietnica, multiconfessionale, multiculturale, con un efficace check and balance fra potere legislativo ed esecutivo, magistratura indipendente, stampa libera, una sempre più dinamica economia di mercato ed a breve il terzo paese al mondo per ricchezza prodotta.
I posizionamento geopolitico dell’India nel campo dell’alleanza fra le democrazie potrebbe rappresentare una chiave di volta rilevante nel crescente confronto con autocrazie sempre più assertive.
L’India è oggi un caso di successo della globalizzazione ed è anche la dimostrazione concreta che sviluppo e democrazia possano convivere e che il modello cinese (mercato senza democrazia e capitalismo guidato), ancora attrattivo in diverse aree del sud del pianeta, non è una scelta né scontata, né migliore.
E in questi giorni è apparso evidente come il posizionamento strategico dell’India non siamo certamente i BRICS, ma che la grande democrazia indiana è già parte a pieno titolo di quell’occidente globale, tanto inviso alle autocrazie, candidandosi peraltro a diventare il naturale ponte fra il global south e l’occidente stesso.
I tre grandi assenti di questi giorni erano la Cina, la Russia e l’Iran: le tre autocrazie che, con modalità diverse, stanno promuovendo un progetto di sovversione del sistema internazionale fondato sulle regole e sui diritti.
I protagonisti indiscussi di queste giornate sono state invece il QUAD (l’alleanza quadrilaterale fra India; Australia, Giappone e USA); i Free Trade Agreement con l’Unione Europea, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti; l’asse strategico fra India e mondo sunnita moderato, cominciare dagli Emirati Arabi Uniti.
Il governo indiano, con il Ministro degli Esteri S.Jaishankar promotore delle tre giornate, ha inviato un segnale fortissimo alla Repubblica Popolare Cinese, quando nella sala Durbar del Taj Hotel ha riunito in uno degli incontri più seguiti dell’intero evento, i capi delle forze navali di India, Stati Uniti e Australia e i capi di stato maggiore degli eserciti di Giappone e Filippine.
Il panel ha fornito un messaggio forte e chiaro a Pechino: le democrazie dell’Indo-Pacifico sono impegnate a garantire e difendere la libertà di navigazione ed il commercio globale nell’Indo-Pacifico e sono pronte ad impedire atti unilaterali di cambiamento dello status-quo nello stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale.
I rappresentanti delle marine e degli eserciti dei cinque paesi hanno tutti in vario modo confermato l’impegno a proseguire con esercizi militari comuni per aumentar l’interoperabilità fra le varie forze militari e ad impegnarsi per la sicurezza e la stabilità dell’intero indo-pacifico.
L’ammiraglio Samuel Paparo, Comandante dello US Indo-Pacific Command, si è spinto più in là: “Xi-Jinping ha dichiarato di volere annettere con ogni mezzo Taiwan e si parla spesso del 2027 come data per un possibile intervento militare cinese. Gli Usa e le forze alleate qui presenti sono in grado di mettere in cantiere una forte deterrenza che credo sarà sufficiente a dissuadere Xi da un azzardo militare, ma se ciò accadesse, noi siamo pronti per impedirlo”.
iI generale Romeo Brawner, capo di stato maggiore dell’esercito delle Filippine, ha testimoniato la minaccia per il suo paese dall’occupazione illegale da parte della Cina di una porzione enorme del Mar Cinese Meridionale ed al processo in corso di costruzione di quella “Great Wall of Islands, da parte di Pechino con la costruzione di una rete di infrastrutture militari che minacciano la stabilita dell’intero sud-est asiatico”.
Un altro grande protagonista delle giornate indiano è stato l’asse strategico fra Delhi e Abu Dhabi. Come mi ha ricordato Samir Saran, presidente dell’Observer Research Foundation e mastermind del Raisina Dialogue: “Non c’è alcun ambito politico, economico e militare nel quale il rapporto strategico fra India ed Emirati Arabi Uniti non possa svilupparsi in modo esponenziale nei prossimi anni”.
Quindi sostegno strategico agli Accordi di Abramo, a partire dall’Arabia Saudita e impegno per la realizzazione di IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), la vera alternativa al progetto della Via della Seta di Pechino con la creazione di un’ampia rete infrastrutturale nave-treno-nave fra l’India, i paesi del Golfo, Israele, il Mediterraneo e l’Europa.
Nato in sordina un paio di anni fa come uno spin-off degli Accordi di Abramo con la nascita di un mini-QUAD fra India, Israele, Emirati Arabi Uniti e USA, il progetto di IMEC prevede la realizzazione di una ferrovia di alta velocità/alta capacità fra Haifa e Abu Dhabi, in grado di superare le tre strozzature geopolitiche che hanno storicamente condizionato i rapporti fra il Mediterraneo e l’Indo-Pacifico: il canale di Suez e gli stretti di Hormuz e Bab el Mandab.
Per l’Italia e l’Europa, un’opportunità da non mancare ed una grande occasione per realizzare quel sempre più necessario ponte geo-economico e geo-politico fra Mediterraneo ed Indo-Pacifico
Infine l’Europa fra guerra in Ucraina e Accordo di Libero Scambio.
L’asse strategico con l’Europa, l’accelerazione dell’Accordo Libero Scambio fra UE e India, l’apprezzamento per prima visita del suo nuovo mandato di Ursula Von der Leyen a Delhi, hanno confermato la priorità del governo indiano nel rapporto con il vecchio continente.