29 ottobre 2021, La Repubblica,

Penpa Tsering è stato eletto poche settimane fa nuovo Primo Ministro del Governo Tibetano in Esilio, in occasione di una elezione democratica alla quale hanno partecipato oltre 60.000 tibetani della diaspora: la grande parte in India, accolti dopo l’occupazione del Tibet da parte della esercito cinese e l’esilio del Dalai Lama del 1959, il resto in Europa e America.

Il Dalai Lama nel 2011 ha ceduto ogni forma di rappresentanza politica agli organismi democratici della diaspora tibetana che oggi, insieme al Sykong (primo ministro) ed al suo Consiglio dei Ministri, elegge anche un Parlamento di 45 membri con sede a Dharamsala nello stato indiano dell’Himachal Pradesh alle pendici della catena hymalaiana

Su invito dell’Alleanza Interparlamentare sulla Cina (IPAC) e dell’Intergruppo Italia-Tibet del Parlamento Italiano, Penpa Tsering sarà il prossimo 29 ottobre al Senato ed alla Camera dei Deputati dove incontrerà le coalizioni bi-partisan impegnate nella lotta per la difesa dei diritti umani in Cina.

In occasione del centenario del Partito Comunista Cinese, Xi-Jinping ha compiuto una visita Lhasa. Qual’è la situazione all’interno del Tibet oggi?

Dal 2009 ad oggi 159 tibetani hanno compiuto la scelta estrema dell’auto-immolazione, nonostante i numerosi appelli del Dalai Lama che ha invitato a sospendere questa scelta così estrema. Queste scelte così tragiche sono però  il simbolo in cui vive il Tibet.

Dopo settant’anni di occupazione militare siamo vittima di un genocidio culturale. La Cina non sta solo militarizzando sempre già il Tibet, ma sta promuovendo una colonizzazione forzata per alterare l’equilibrio demografico, spingendo i tibetani ai margini della società.

L’obiettivo di Pechino è chiaro: sradicare l’identità nazionale tibetana, rendendo marginali lingua, cultura, religione, ambiente e stile di vita del Tibet.

Il cinese è obbligatorio fin dalla scuola elementare ed e vietato studiare il tibetano. Per ogni nazione la lingua è la radice della propria cultura. Xi-Jinping sa che distruggendo l’uso della lingua tibetana il fondamento stesso dell’identità tibetana verrà distrutto.

Qual’è la situazione della libertà religiosa all’interno del Tibet?

Terribile. Il numero dei religiosi si è ridotto drasticamente, come la loro libertà di movimento. In ogni monastero ci sono decine di telecamere di sorveglianza e l’interferenza del governo cinese nella vita religiosa è diventata ossessiva.

Poi c’è il progetto del governo cinese di decidere sulla futura reincarnazione del Dalai Lama…

Al governo cinese non interessa nulla del buddismo, che non conoscono, sono solo interessati al ferreo controllo politico. Nonostante il Dalai Lama sia in esilio da settant’anni è ancora amato e rispettato in tutto il Tibet. Questo è ciò di cui hanno più paura, di qualcosa che sfugge dalla loro capacità di controllo. 

L’idea che uno stato, che il governo cinese si occupi di materie come la reincarnazione è semplicemente pazzesca…

Qual’è la situazione dell’ambiente nel delicato ecosistema tibetano?

Molti scienziati hanno recentemente descritto l’altopiano tibetano come il “Terzo Polo” del pianeta, i cui mutamenti possono condizionare il riscaldamento globale quanto il Polo Nord e il Polo Sud.

Il Tibet è un ecosistema estremamente delicato: l’altezza molto elevata, il poco ossigeno e il clima molto secco fanno si che ogni mutamento indotto dall’uomo renda necessario un tempo molto lungo per riparare eventuali danni.

Tutti i grandi fiumi dell’Asia (Il Mekong, lo Yangtze, il Gange, l’Indo e il Brahmaputra,) nascono in Tibet e le sue acque portano la vita a 3 miliardi di esseri umani.Per questo motivo l’ambiente in Tibet va rispettato in modo particolare il governo cinese non sembra capirlo.

Stiamo assistendo ad una crescente militarizzazione del Tibet da parte dell’Esercito Cinese e ad una crescente tensione con l’India. Qual’e la sua opinione?

Credo che sia un segnale di debolezza del governo cinese. Il governo cinese sta cercando di sollecitare le peggiori pulsioni nazionaliste all’interno del paese contro gli Usa, l’India, Taiwan. Il bisogno costante di un nemico è un modo per rendere coeso il paese e conservare la leadership del Partito Comunista. La Cina è l’unico paese al mondo che spende di più per la sicurezza interna che per quella esterna: un chiaro indicatore della poca fiducia fra popolo e regime.

Oggi domani incontrerà in Italia al Parlamento esponenti politici di diverse forze politiche. Qual’è il suo messaggio?

La Cina di Xi-Jinping sta cambiando radicalmente per diventare un regime sempre più repressivo: Tibet, Xinjiang, Hong Kong, Taiwan sono il chiaro indicatore di quanto stia accadendo. Con il progetto della Nuova Via della Seta, la Cina si sta accaparrando porti e infrastrutture strategiche in Asia e in Europa e sempre più paesi cadono nella cosiddetta “trappola del debito”.

Le sanzioni europee sulla repressione degli uiguri sono un primo passo molto positivo, ma si può fare di più. Vi chiediamo di tenere alta la pressione nei confronti di Pechino, denunciando sistematicamente le violazioni dei diritti umani. Solo facendo cosi la Cina vi ascolterà.

Crede che sia possibile un futuro democratico per la Cina?

Come buddisti noi crediamo nell’ “impermanenza”, non c’è nulla di statico in questo mondo…il cambiamento è l’unica costante. Credo che che le azioni politiche di Xi-Jinping, al contrario di quanto lui pensi, non faranno che accelerare la caduta del regime cinese.

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