10 settembre 2025, Associazione Setteottobre,
L’attacco dell’aviazione israeliana del 9 settembre contro i leader di Hamas a Doha in Qatar potrebbe mutare i precari equilibri del Golfo a partire da un radicale ridimensionamento del ruolo del Qatar e della sua “ambiguità strategica” che gli ha permessi negli anni di essere contemporaneamente il primo sostenitore e finanziatore di Hamas e della Fratellanza Musulmana e di ospitare la grande base militare statunitense di Al Udeid.
Ora quella “ambiguità” non è più tollerata soprattutto dai paesi arabi moderati del Golfo a cominciare da Emirati Arabi Uniti e Bahrein, firmatari degli Accordi di Abramo con Israele e dall’Arabia Saudita di Mohamed Bin Salman che ha scommesso su un grande Medio Oriente pacificato per realizzare i suoi progetti di posizionamento del regno saudita come leader di una nuova stagione politica ed economica dell’intera regione.
L’Arabia Saudita ha autorizzato il sorvolo del proprio spazio aereo da parte degli aerei israeliani che hanno attaccato gli uffici di Hamas a Doha e preme in ogni modo per la fine del conflitto a Gaza.
Per Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti la fine del conflitto a Gaza passa per la liberazione di tutti gli ostaggi, vivi e morti, la resa di Hamas e la sua completa esclusione da una futura gestione della Striscia di Gaza. Queste sono anche le condizioni poste per un eventuale dispiegamento di forze militari saudite ed emiratine per la gestione della fase post-conflitto nella Striscia, che non potrebbero mai tollerare una compresenza sul terreno con ciò che resta delle milizie di Hamas.
Chi scommette nel mondo arabo sul rilancio degli Accordi di Abramo e su una nuova stagione di pace e sviluppo, vuole però fare in fretta: il protrarsi del conflitto a Gaza con un aumento di morti civili e il crescente isolamento internazionale di Israele, non aiutano certo. Come non aiuta chi continua a sostenere le organizzazioni terroristiche in tutto il Medio Oriente.
In questo contesto, il Qatar, che insieme all’Iran ha alimentato, finanziato, armato e tenuto in vita Hamas negli ultimi vent’anni, è visto crescente sospetto.
Non va dimenticato che fra il 2017 e io 2021 una coalizione composta da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto interruppe le relazioni diplomatiche con il Qatar imponendo anche un duro embargo terrestre, marittimo e aereo.
Ieri, come oggi, i paesi del Golfo non tolleravano gli enormi finanziamento che l’Emiro Hamad Al-Thani garantiva alla galassia dei gruppi terroristi della Fratellanza Musulmana esportando instabilità e terrorismo in una regione già allora minacciata dal progetto iraniano della Mezzaluna Sciita e dai proxyes di Teheran, di Hamas, Hezbollah e Houthi.
Se poi a ciò si aggiunge il fatto che Hamas non ha soltanto respinto ogni tentativo di mediazione, ma ha anche ripreso gli attentati terroristici, come si è visto dal terribile attacco alla fermata di un bus a Gerusalemme, con 6 civili morti e molti feriti, si può ben comprendere la crescente inquietudine che accomuna Israele e le monarchie el Golfo.