9 dicembre 2021, La Repubblica,

E’ iniziato ieri a Washington il primo Summit per la Democrazia: 110 paesi riuniti insieme a dissidenti, organizzazioni della società civile, media, imprese. Non ci saranno le autocrazie di Russia, Cina, Iran, Venezuela, Corea del Nord e non sono stati invitati anche due membri della Nato: Turchia e Ungheria.

Joe Biden lo aveva detto chiaramente prima di essere eletto: “Il trionfo delle democrazie liberali su fascismo e autocrazia hanno creato il mondo libero. Ma tutto ciò non ha definito soltanto il nostro passato, determinerà anche il nostro futuro”. Il Summit cade in settimane nelle quali la sfida delle autocrazie si è fatta sempre più assertiva e sempre meno “virtuale”. La Russia di Vladimir Putin sta ammassando un numero senza precedenti di uomini e mezzi militari ai confini dell’Ucraina minacciando di invaderla, per punire le sue aspirazioni europee e atlantiche. La Cina di Xi-Jinping, dopo avere occupato illegalmente una grande porzione del Mar Cinese Meridionale, invia quasi ogni giorno aerei militari nello spazio aereo della piccola e democratica Taiwan, per ricordarle che la riunificazione con la madrepatria è inevitabile e sarà realizzata con ogni mezzo possibile. L’Iran dell’ultraconservatore Ebrahim Raisi è sempre più vicino a raggiungere capacità di arricchimento dell’uranio tali da poter avviare un programma nucleare militare, che rappresenterebbe una minaccia esistenziale per Israele e per i paesi arabi dell’Accordo di Abramo.

L’assertività delle autocrazie ha determinato un aumento delle violazioni dei diritti umani nel mondo: il genocidio degli uiguri in Xinjiang, la fine di ogni libertà a Hong Kong, le persecuzioni in Tibet, il colpo di stato in Bielorussia e in Myanmar, la crescita di stati falliti dal Venezuela alla Siria, l’ennesimo giro di vite in Russia. Migliaia di nuovi dissidenti fuggono dai regimi in cerca di un approdo sicuro in occidente e alcuni di loro…. continua la lettura su La Repubblica

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